ITA il Teodolite, Andrea Virgilio (mar.2015)

La musica dei Forefront non è per tutti.
C’è una conoscenza degli strumenti, della teoria e della pratica, del concetto e della fisicità, che va oltre le normali nozioni che il grande pubblico ha. Si parla di “piano preparato”, già questo fa perdere la cardinalità del normale e limitato universo musicale; si striscia sotto gli ambienti più chic per risollevarsi in circostanze complesse, i Forefront non lasciano indietro solo le orecchie non allenate, ma anche quelle ben pensanti, e questa è una virtù.
In Liquid Human Life, si comincia con un silenzio impercettibile, poi un palpito, un ritmo si avvicina e si allontana. Quasi non ci si accorge di essere in balia delle note del basso e del piano, non si fa a tempo a reagire al rapimento che un tappeto di suoni ci porta via, lontani, o forse incredibilmente vicini. A tratti si sobbalza, si viene sgambettati, e si cade nel vuoto. L’ottima scelta di immagini del video, facilmente reperibile in rete, porta a delle visioni che si inseguono, si includono e si escludono, mantenendo inalterata l’anima musicale, che sembra saltellare dal macrocosmo al microcosmo senza eccessive difficoltà.
Voglio raddrizzare il tiro: i Forefront non sono un’esperienza mistica, sarebbe fargli un torto considerarli tali, a mio avviso. Si definiscono Avantgarde/Impro, ma vorrei conservare qui, in questo ambiente protetto e limitato, solo la parola Impro, quella che rimanda al sudore che rende uniche le loro improvvisazioni, che conserva intatta la loro tecnica e la loro estetica, senza alcun bisogno di abbellimenti.
Trovo azzeccatissimo il nome del loro album, Chaos Magnum, perché la loro musica è oblio, dimenticanza, assenza secondo l’alto concetto letterario che di essa abbiamo.
Non sento l’esigenza di chiarirmi, onestamente, l’unica cosa che posso fare è riutilizzare un concetto di Andy Warhol, secondo il quale bisogna trattenere il nulla, per poi farne qualcosa. Credo sia quello che i Forefront fanno, e lo fanno molto bene.