ITA ilcentro.it, Rosa Anna Buonomo (jun.2020)

“Scar Let”, la musica che cura dello Stefano Coppari Quartet
Nuovo disco del chitarrista pescarese con Tangherlini, Scipioni e Ausili «Un colore doppio che racchiude eleganza ma anche passione ed energia»

«Un colore doppio che racchiude eleganza ma anche passione ed energia». È dal rosso scarlatto, in inglese “scarlet”, che prende il nome il nuovo lavoro discografico dello Stefano Coppari Quartet.
“Scar Let”, diviso in due parole, a rappresentare la doppia anima del disco. L’album è stato pubblicato su etichetta Auand Records. Il quartetto, capitanato dal chitarrista pescarese Stefano Coppari è formato dal pianista Nico Tangherlini, dal contrabbassista Lorenzo Scipioni e dal batterista Jacopo Ausili. «Il rosso scarlatto rappresenta passionalità. È il colore del sangue ma anche di tessuti molto pregiati» spiega Coppari. La dualità svelata dal titolo caratterizza anche la musica.
Nel disco sono presenti «elementi più strettamente legati alla musica colta», che si combinano all’imprevedibilità delle composizioni. Melodie lineari che si abbinano a loop di chitarra, sonorità sperimentali, ritmi che creano cambi di atmosfere: l’ascoltatore viene catapultato in «momenti sonori spesso contrapposti tra loro».
Il quartetto ha preso forma nel 2016, anno in cui viene pubblicato l’album “Eureka”, prodotto da Auand. Nel 2018 partecipa all’International Jazz Festival Johnny Raducanu, in Romania, dove vince il premio come Migliore formazione. Un’esperienza importante: con la vittoria, sottolinea, «la formazione ha maturato un suono il cui risultato va oltre la somma dei componenti». Una maturazione che è confluita nel nuovo disco. «Per partecipare all’International Jazz Festival Johnny Raducanu, abbiamo voluto arrangiare un brano del compositore omonimo. Mentre lo provavamo ci siamo accorti che stava nascendo un suono di gruppo», spiega. «È stato un momento illuminante, che ci ha permesso di credere nella direzione musicale in cui stavamo andando». Il brano, “La Mouffe”, è presente nel disco ed è l’unico non originale, ma è diventato «una sorta di pietra miliare della band», quello che ha segnato la svolta. Ricchi i giochi di parole presenti, invece, nei brani originali, a cominciare dal titolo dell’album. «Scarlet può facilmente diventare Scar Let , sfruttando il verbo “to let” (lasciare, permettere) e il sostantivo “scar” (cicatrice)» precisa. «Il titolo suggerisce anche un lasciarsi cicatrizzare, lasciarsi curare attraverso la musica. E come sia possibile farlo attraverso le nostre passioni, le persone e i luoghi che amiamo e che permettono di rimarginare le nostre ferite».
Classe 1983, Stefano Coppari ha iniziato a studiare musica a 12 anni. Si è laureato in Chitarra Jazz al Conservatorio Rossini di Pesaro, con il massimo dei voti, per poi specializzarsi in Direzione e Arrangiamento per Orchestra. Ha collaborato con alcuni tra i più importanti jazzisti italiani e si è esibito in noti festival e jazz club.