ITA ilDiapasonBlog, Alessandro Nobis (feb.2018)

Personalmente mi sono bastate tre note di questo “Born to be why” per farmi ricordare il riff al Fender Rhodes di Mike Ratledge in “Gesolreut” del Soft Machine; questo non perché la musica abbia a che fare con quella della “Macchina Soffice” ma perché quel particolare suono del piano elettrico mi ha sempre affascinato, e quindi avere tra le mani un intero disco di composizioni suonate anche con questo strumento mi ha stuzzicato non poco.
Di Edna fanno parte il pianista Andrea Bozzetto, il contrabbassista Stefano Risso (autore dell’ottimo disco in solo “Tentacoli” per la coraggiosa etichetta Solitunes, label da seguire per chi ama l’avanguardia e la sperimentazione) ed il batterista Mattia Barbieri, ed il repertorio di questo “Born to be why” è soprattutto fatto di brani originali a parte “Piani Inclinati” ed una intrigante quanto efficace rilettura di un superclassico come “Life on Mars” di Bowie.
Musicisti ineccepibilmente preparati ed affiatati che propongono una musica che si muove tra il jazz “mainstream” – sto largo nella definizione – con una buona dose di improvvisazione come il brano eponimo e “Hicups” (composizioni di Risso) dove il Fender è affiancato dal synt Korg o la lunga “Iride” con l’ipnotico fraseggio del piano, un equilibrato e gustoso solo di contrabbasso – ascoltate anche quello in “Gomma Blues” – ed una azzeccata ed inaspettata “ripartenza” al minuto 3’45”; disco godibilissimo fino all’ultima nota (nello specifico quella della bonus track “Joga Digital”), un’altra bella produzione dell’etichetta Auand e del produttore Marco Valente, dal 2001 sempre vigili a quanto succede nel fortunatamente ricco mondo del jazz italico.