ITA ilDiapasonBlog, Alessandro Nobis (sep.2017)

Beh, a me questo “Snailspace” piace. E anche parecchio. Intanto perché è un altro bel segnale che il jazz italiano è vivo e vegeto, perché anche la coraggiosa Auand Records sta sfornando titolo dopo titolo dei lavori di notevole qualità, per la qualità dei musicisti ed infine – come direbbero gli inglesi “last but not the least “-, perché il contenuto di questo “Snailspace” è composto di nove brani scritti dal pianista fiorentino, e questo è forse il dato che ci può dare la cifra stilistica di questo disco. Simone Graziano come detto al pianoforte (soprattutto), tastiere e composizione, Francesco Ponticelli al contrabbasso e Tommy Crane alla batteria sono un trio affiatato a cui piace dialogare all’interno della struttura dei brani che manifestano inequivocabilmente un seducente lirismo che ti colpisce subito. Ascoltate “Neri”, “Tiblisi” o la costruzione di “July 2015” e capirete come la frequentazione di John Taylor, Franco D’Andrea e di Enrico Pieranunzi (tra gli altri, e ci sarebbe anche Mulgrew Miller) abbia seminato bene ed abbia aiutato a sviluppare più intensamente la capacità compositiva del pianista toscano diplomatosi in pianoforte classico ed in seguito assiduo frequentatore della prestigiosa Berkelee College of Music di Boston.
C’è anche lo spazio per l’uso calibrato e mai invasivo dell’elettronica (la lunga e segmentata “Aleph 3” con l’interessante drumming di Crane e l’ipnotica breve “Slowbye” che chiude il disco scritta a quattro mani con Ponticelli), due episodi che si integrano alla perfezione tra le tracce, diciamo così, acustiche. Ho già “dichiarato” in apertura il mio personale gradimento verso questo lavoro, ascoltatelo e vedrete che impiegherete anche voi poco tempo – molto poco – ad apprezzarlo.