ITA IndieBlog, Diego P. (jun.2012)

Il vigore ibrido è un concetto legato al mondo animale. Indica quelle qualità fisiche, superiori alla media della propria specie, di esemplari nati da unioni tra razze diverse.

In musica i prodotti bastardi, le contaminazioni fra generi, hanno il grande merito di innovare, movimentare il gusto e la percezione dell’ascoltatore. E l’arte non è altro che stimolo e superamento, con buona pace dei puristi. Ora, l’album di un “gruppo acustico che suona rock” con “un repertorio elettrico che suona pop”, si pone sostanzialmente come un meticcio nel panorama musicale, e all’ascolto lo conferma.

Chiaramente non tutti i meticci musicali hanno caratteristiche vincenti. La chimica è particolare e complessa, in molti casi imprevedibile. Alcuni risultati sono terribili; pensiamo alle versioni swing dei brani grunge e rock proposte da Paul Anka qualche anno fa, oppure ai terribili tentativi di presentare i testi di band incendiarie come i Guns’n’ Roses o i Rolling Stones in una insulsa, noiosa, patetica salsa lounge, chillout, ambient o altre consimili classificazioni.

Barber Mouse Plays Subsonica deve, al primo ascolto, convincere di non far parte di questa triste categoria, ma mostrare innovazione, carattere, originalità. Diciamo subito che supera l’esame. Merito dei Barber Mouse, bravo trio di musicisti che ne è l’artefice: Fabrizio Rat (piano), Stefano Risso (contrabbasso), Mattia Barbieri (batteria, oggetti). Non si tratta di una semplice riverniciata in tonalità jazz, ma di una destrutturazione dei pezzi di Samuel Romano & Co, sottoposti a interventi drastici che non tralasciano nessuna componente: impalcatura armonica, linea melodica, dinamica dei brani, suoni.

Dell’Amantide della band rock torinese, per esempio, resta solo il titolo e qualche eco delle frasi musicali originali. Il pezzo è scomposto e azzerato, i pochi versi cantati in maniera circolare si annullano in una lunga coda strumentale fatta di basso, uno stillicidio al piano e tanti suoni percussivi diversi. I brani dei Barber Mouse, in effetti, prevedono poche parole dei testi originali, a volte ripetute come mantra, o addirittura nessuna parte cantata. Le linee melodiche dei Subsonica come un fiume carsico si inabissano e riaffiorano di tanto in tanto, grazie ai richiami che basso e piano si scambiano, o alla voce dello stesso Samuel Romano, che ha aderito al progetto, e grazie ad esso scopre un nuovo modo di cantare, non così rigidamente incastrato in ritmi frenetici o pattern pop.

La sfida più grossa, immaginiamo, è stata adattare i pezzi a un trio di strumenti acustici, rischiando di finire nel succitato disastro del rock svuotato di ogni emotività viscerale. Ma questo trio, i cui componenti hanno già un vastissimo e variegato curriculum musicale, ha elaborato ottimi espedienti compositivi e tecnici per sopperire alla mancanza di groove del linguaggio jazzistico: hanno persino “preparato” i propri strumenti, modificandoli all’occorrenza.

In alcuni casi il beat martellante dei Subsonica non può essere riprodotto con la stessa efficacia (Non Identificato) e viene convertito in una decadente malinconia, come in Eva Eva, o in atmosfere rarefatte da interludio come in Disco Labirinto B, che procede per fievoli citazioni del brano originale per sboccare in un canto ipnotico a più voci del ritornello e poi spegnersi di nuovo. Salto nel Vuoto diventa un brano scarno, contrappasso del ritmo pompato originale.

In altri brani l’adrenalina rock viene ritrovata, anche grazie alle modifiche tecniche degli strumenti. Esempi ne sono Disco Labirinto A e la potente sezione ritmica di Momenti di Noia, cui fa da contrappunto un piano soave. In Come Se gli attacchi bruschi e con più decibel sono in stile Subsonica. Anche Colpo di Pistola non perde la carica, e anzi presenta una dinamicità e una complessità maggiori, grazie alle sezioni rallentate e a digressioni compositive non prive di dissonanze.

Abbiamo parlato di miscuglio di generi, ma il sostrato è tutto jazz, ed emerge in maniera netta in Abitudine, in cui il margine improvvisativo è spesso e rinchiuso tra cori quasi liturgici, all’inizio e alla fine del pezzo, e in Strade, che per metà è un libero sfogo jazzistico con spunti bop, per metà un malinconico crescendo pop.

Proprio il pop e la forma canzone, costituiscono un’altra influenza di cui bisogna tener conto nel disco. Incantevole non esce stravolta dal trattamento del trio, ma impreziosita, rarefatta, nobilitata. Il taglio da musica leggera con sapori Evansiani non confina con la banalità, ma avvolge il pezzo in un fumo intrigante. Anche i suoni inconsueti la sollevano al di sopra della canzone che tutti si aspettano. È uno dei pezzi più riusciti dell’album, tanto da essere anche la ghost track reprise. Insomma, più che di cover, parliamo di due diversi sviluppi delle stesse idee, che producono sensazioni dissimili perché sviluppate in ambienti con niente in comune, come il centro di Mumbai e il fondo dell’oceano.

Inevitabile è la comparazione dei brani dei Barber Mouse con gli originali, perché il confronto è insito nel progetto e paradossalmente tende a svilirlo, nonostante lo porti all’attenzione di una platea potenzialmente più allargata. Ecco perché vorremmo poter riscontrare lo stesso estro espressivo su materiale inedito, anche per scoprire la personalità artistica del trio. A quanto dichiarato da Stefano Risso un disco di musica propria è in cantiere oltre a tanti altri progetti che spaziano da Monk all’elettronica, dai Franti a Mao.

Barber Mouse Plays Subsonica rappresenta un prodotto non richiesto dal mercato e fruibile da un pubblico non chiaramente definito. Costituisce pertanto una scommessa per Auand, editore di Bisceglie che dimostra sempre molto coraggio e voglia di ricerca, al pari degli artisti che sceglie di pubblicare.