ITA JazzColours, Enzo Boddi (mag.2009)

Questa registrazione dal vivo, effettuata il 6 agosto a Sogliano Cavour (LE), documenta un’ulteriore tappa nell’evoluzione artistica del sassofonista barese, autore di quattro delle sei composizioni in programma. Tuttavia, l’intestazione paritaria del disco riflette un’effettiva contitolarità. Non solo per il semplice fatto che Okazaki e Weiss hanno fornito il loro contributo compositivo, ma soprattutto perchá l’atipico trio dà luogo ad un processo unitario di creazione collettiva, che sfocia spesso in aree di libertà ritmica e tonale. Per parte loro, Okazaki e Weiss vantano una lunga frequentazione, che li ha visti protagonisti di collaborazioni con David Binney, condividere studi
approfonditi sulla musica classica indiana ed incidere anche per la Jazz Engine, collana della Auand (“Mirror”, 2007, a nome del chitarrista, con tra gli altri Binney, Miguel Zenon e Chris Potter). Ritmicamente, timbricamente e strutturalmente, buona parte di queste estese esecuzioni sembra ispirarsi a due punti di riferimento precisi, per poi svilupparne le conseguenze: da un lato l’estetica M-Base, specie per gli aspetti ritmici; dall’altro, le frange più avanzate della scena newyorkese, anche per il ricorso all’elettronica. La scansione frastagliata di Weiss ed i fraseggi segmentati ed aguzzi dell’alto nell’apertura di 12 in Sogliano certamente possiedono affinità con il lavoro di Steve Coleman e Greg Osby. Qui Okazaki scava nel tessuto armonico con pulizia e senso dell’economia, rivelando una modernità di fraseggio derivante da Pat Martino. Caratteristiche che evidenzia anche quando, in Ingratitude, fa uso della distorsione. Del resto, si tratta dell’episodio dove – dopo un inizio giocato in punta di piedi su dinamiche e silenzi – l’elettronica finisce per prevalere. Il chitarrista è anche protagonista dell’arrangiamento del canone bachiano che sconfina nel brano eponimo, da lui stesso firmato e costruito per lento accumulo. Nell’efficace dialettica tra Okazaki e Partipilo Weiss riveste il ruolo di ago della bilancia, liberando la scansione da compiti convenzionali. In Celluloide punteggia e spezzetta il percorso ritmico, lavorando sommessamente sui piatti. In 1:40 to New York crea con le spazzole un tappeto flessibile, denso di spunti e stimoli. Una moderna interpretazione del concetto di interplay.