ITA Jazz Convention, Flavio Caprera (dec.2013)

Arte e jazz, un connubio che funziona perché agevolato dall’espediente improvvisazione, uno “strumento” che permette alla sensazioni di trasformarsi in musica, di assumere, come le immagini, dei contorni definiti e diventare esse stesse una nuova icona non speculare all’originale, ma forma narrativa differente. The Framers è proprio questo. Un disco d’impianto basso/batteria a cui di volta in volta si affiancano ospiti di rilievo, che danno il loro contributo sensitivo, come Jason Lindner, Fulvio Sigurtà, Francesco Bearzatti, Stefano Bandoni, Leonardo Di Angilla, Chiara Canzian, Irene Sualdin, Malia Ayane e Mario Biondi.
Mer e Lombardini hanno costruito un progetto che gravita attorno al jazz ma che non può essere definito tale. Dopo tutto la cultura dei due autori è pregna anche di altre influenze ed esperienze che trovano realizzazione in The Framers e rendono il lavoro più ricco e interessante, visto che alcuni artisti come Warhol hanno legato la loro immagine a un certo rock, qui ripreso in Sunday Morning e cantato dalla suadente Malika Ayane. Paint! invece non è accostato ad alcun quadro ma “istiga” alla creazione artistica, spinge attraverso la voce di Mario Biondi e la batteria di Mer, alla costruzione di un proprio quadro o per lo meno di un contorno che racchiuda la propria arte di vivere. In mezzo, attraverso creazioni autoctone ci compaiono i personaggi danzanti, i formicai umani, le grandi pennellate, le striature colorate, i paesaggi puntinati, i tempi distorti, le realtà prismiche, gli orologi piegati, i blu intensi che rispondono ai nomi di Klein (International Klein Blue), Picasso (I tre musici), Degas (Sulle punte), Boccioni (Visioni Simultanee), Rousseau (Il Sogno), Bosch (Il trittico delle delizie) e al surreale Dalì (Orologi molli).
The Framers non è solo un disco da ascoltare ma anche uno strumento d’analisi, un riproduttore d’emozioni che potremmo usare come guida narrante nel nostro museo immaginario.