ITA Jazz Convention, Gianni Montano (giu.2013)

Simone Graziano, pianista fiorentino di talento, rinforza il suo trio abituale con una coppia di sassofonisti fra i più richiesti nell’ambito del jazz moderno e di ricerca: David Binney e Chris Speed. Non meraviglia più di tanto il fatto che i due non avessero mai inciso insieme prima di questa occasione, poiché frequentano abitualmente ambienti contigui, ma differenti. Dave Binney è stato collaboratore di Uri Caine, fra gli altri e ha militato nell’orchestra di Gil Evans oltre che essere un protagonista consueto nella produzione della Auand. Chris Speed è il tenorista di Bloodcount, uno dei gruppi più significativi creati da Tim Berne. Attualmente fa da spalla (reciproca) a Oscar Noriega in Endangereed blood. Evidentemente il sangue (blood) è una costante nel suo tracciato artistico.
Per questo quintetto Simone Graziano ha predisposto una serie di brani originali in cui si ritrovano gli elementi principali della sua idea di musica. Si distinguono: il piacere di suonare melodie larghe con un andamento classicheggiante. la costruzione di impalcature mutevoli, ideale trampolino di lancio per i soli delle due ance; la predilezione per una base ritmica morbidamente funkeggiante o quietamente arabescata nei tempi più lenti; l’iterazione di alcune frasi melodiche che si rincorrono all’interno di ogni pezzo e costituiscono lo sfondo per il lavoro dei solisti.
E si procede con la giusta calibratura per 11 tracce di valore analogo, pur in una certa varietà di situazioni dentro ogni titolo. Binney e Speed dialogano con un idioma similare, pur avendo una storia in gran parte diversa in uno stile avanzato, ma non d’avanguardia spinta. Sono post free, post neobop e post coltraniani in una botta sola. In ogni intervento, a parte la lampante padronanza tecnica, si avverte la conoscenza del linguaggio del jazz degli ultimi vent’anni almeno e l’intenzione di metterci del loro per riappropriarsene in modo personale.
Sono concentratissimi e fluttuanti con i loro strumenti Gabriele Evangelista e Stefano Tamborrino. Basso e batteria sono protagonisti, perché non si limitano a tenere il tempo, ma aggiungono tutta una serie di abbellimenti, di sottolineature utili a valorizzare le composizioni del leader. Graziano, da parte sua, si ritaglia una Carolina in completa solitudine, un canto sulla tastiera di intensa poesia, oltre a modellare un continuo stimolo espressivo per i partners
Il segmento più convincente è Tre spirali con un iniziale tempo dispari, un solo maestoso di Evangelista, un bel tema dettato dal pianoforte e un dialogo a crescere nella tensione dei due sax, fino ai limiti loro consentiti dal contesto.
Frontal è un disco che conferma come i giovani e preparati jazzisti italiani possano rapportarsi con illustri ospiti americani senza timori riverenziali e far progredire la loro musica proprio grazie all’effettuazione di questo tipo di esperienze.