ITA Jazz Convention, Gianni Montano (oct.2016)

Piero Bittolo Bon chiude la sua esperienza con i “Jump the shark” dopo l’incisione di tre dischi di valore e si tuffa in un’altra avventura con un gruppo nuovo di zecca, denominato “Bread and fox”, letteralmente “pane e volpe”. Sono con lui Alfonso Santimone al pianoforte, sodale in altri album de El Gallo Rojo, il giovane, ma dotato di notevole personalità, Filippo Vignato al trombone, colonna de “Los Fermentos”, il quintetto di Rosa Brunello. Al basso tuba si schiera Glauco Benedetti, specialista sullo strumento grave con un pedigree di tutto rispetto, con collaborazioni che vanno da Roberto Cecchetto ad Ada Montellanico. Alla batteria siede Andrea Grillini, partner, fra l’altro di Achille Succi e Claudio Vignali nell’interessante trio “Indù”. Cambiano gli interpreti, ma non si modifica fondamentalmente il modo di scavare la materia sonora da parte del musicista veneziano. Bittolo Bon lavora, in sintesi, su piste contrapposte, che tendono a incrociarsi, a sovrapporsi e a dividersi, fornendo comunque un quadro definito, dove tutti i tasselli vanno alla fine ad incastrarsi nella casella giusta. Il motivo, o i motivi, vengono fuori da unisoni asimmetrici dei fiati, non sempre tutti e tre insieme, o da un dialogo vociferante che si espande, si allarga fino a concretizzarsi in un riff o in un tema più strutturato, a volte con aria progressive rock. Su questi input si dipartono assoli tirati del sax alto, o degli ottoni, assistiti dalla spinta energica della batteria, con accenti funky, spesso in controtempo. Al pianoforte è riservato, invece, un ruolo di accompagnamento, con tratti percussivi, oppure Santimone incrementa le voci solistiche, lanciandosi in interventi scintillanti e compositivi nella stessa maniera.
Lo schema è concepito a priori dal bandleader, in pratica, ma lo sviluppo dei vari pezzi è frutto di un’operazione in equipe, concordata in itinere, non pianificata, prima, cioè, nei dettagli. L’importante, in fin dei conti, è garantire un suono, un timbro complessivo, autentico marchio di fabbrica dell’artista veneto nelle sue ultime produzioni.
Sarebbe fin troppo scontato menzionare Henry Threadgill, di cui viene proposto Paper toilet, come il punto di riferimento più evidente per questo tipo di musica. In realtà si potrebbero citare altri illustri personaggi, ma Bittolo Bon ci mette del suo per non apparire un imitatore pedissequo o, come minimo, uno che segue l’onda, sulla scia di Steve Lehman, ad esempio, quasi un capocordata per questo tipo di corrente.
Big hell on air contiene, a conti fatti, una proposta personale, in netta continuità con gli album precedenti, che si fa raccomandare per la brillantezza delle idee messe in campo e per la sorprendente intesa fra i componenti il quintetto, fatto inusuale e rimarchevole per un gruppo qui al suo debutto discografico.