ITA Jazz Convention, Gianni Montano (sep.2014)

Luz è un trio bene assortito, formato dal chitarrista Giacomo Ancillotto, dal bassista Igor Legari e dal batterista Federico Leo, membri del collettivo Franco Ferguson. In questo disco è ospite, ma sarebbe meglio dire è parte integrante del progetto, una delle personalità più interessanti della scena chicagoana, Tomeka Reid. La violoncellista afroamericana è stata partner fra gli altri di Nicole Mitchell, Anthony Braxton e, in Italia, di Silvia Bolognesi con cui ha inciso nel 2012 il pregevole cd Hear in now. Il repertorio è originale, per la quasi totalità dei brani ed è a firma dei componenti il gruppo. Si spazia dal rock più o meno pesante e acido, al country, al blues elettrico. Si colgono riferimenti al folklore, ai suoni della musica tradizionale italiana liofilizzati e fatti lievitare in progress. La chitarra di Ancillotto disegna melodie delicate con un suono non “trattato”, onde arrivare per tappe successive a strappate violente con lo strumento in distorsione. Il basso di Igor Lepore è pulsante e regolare, mentre Federico Leo, alla batteria, è volutamente semplice e grezzo. Non si cerca la raffinatezza nei tratti, in questa musica, piuttosto l’amalgama timbrico, la corposità, la compattezza. Un punto di forza del quartetto è rappresentato, però, dalla violoncellista. È attraverso il suo contributo che si innesta la voce dell’avanguardia jazz in un contesto, per il resto, piuttosto irregolare, difficile da incasellare in un genere specifico.
Il pezzo migliore dell’intero album è proprio Polemonta. Su un motivo danzante con striature mediorientali, si apre un dialogo stringente fra chitarra e strumento ad arco, mentre le percussioni tengono alta la tensione per mezzo di un accompagnamento altrettanto serrato.
Per Luz l’esordio è sicuramente positivo. La loro musica sta al di là dei confini del jazz, ogni tanto rientra nei ranghi, ma è una preoccupazione che non appartiene ad Ancillotto e soci. Il loro obiettivo è, invece, proprio quello di scavalcare gli steccati, se occorre, stazionare oltre le linee, magari per ritornare indietro al momento opportuno. I tre componenti il gruppo dimostrano di conoscere bene la musica dell’ultimo trentennio, in senso lato e possono giocarci agevolmente contaminando le diverse influenze, mescolando la lezione di Bill Frisell con quella di Marc Ribot, ad esempio o il sound del Mediterraneo con la scuola di Chicago. In ogni modo si ascoltano settanta minuti di musica calda, viva, dai molti cambiamenti di tempo e armonia, sorretta da un’idea di base molto precisa e definita. L’intenzione di andare avanti combattendo, polemonta, appunto in dialetto salentino.