ITA Jazz Convention, Sergio Spada (nov.2014)

Chaos Magnum è un lavoro con il quale questo quartetto di musicisti italiani intende omaggiare la musica contemporanea nelle sue forme più improvvisate e libere, proponendo nel titolo la definizione di Caos come la origine primigenia degli uomini e degli dei e ricollegando le proprie scelte stilistiche a tali fascinazioni culturali, storiche e perché no anche esoteriche (spectral music, come definiscono loro). Indubbiamente ambizioso, il lavoro dei quattro ha una sua forte coesione e coerenza ed una forza di impatto intensissima, vivendo di un accostamento e di una alternanza costante fra le libertà di improvvisazione espresse soprattutto dal piano di D’Amico (spesso elettrico) e dal sax di Raia, a fronte della modernissima ritmica sostenuta da Lepore e Castaldo, emuli di certe moderne innovazioni che hanno ancor più avvicinato il jazz moderno ed il rock meno classico. Nel proporre brani dai titoli fortemente evocativi e dedicati a personaggi come Morton Feldman, Gyorgy Ligeti, Arnold Schonberg o Gesualdo Da Venosa, i quattro musicisti mostrano non solo di conoscerli ed averli studiati, ma anche di sapersi inserire tra le pieghe delle loro composizioni per scandagliarne aspetti reconditi (come in La Fèe Verte che cita il famoso tema di Ligeti reso famoso dalla colonna sonora di Eyes Wide Shut di Kubrick) e ricondurli in un contesto ritmico più vicino ad un moderno jazz improvvisato. Non mancano momenti pacati e riflessivi a fare da contrappunto ad improvvise energiche sfuriate free (soprattutto del sax di Raia) in questa scaletta di dieci brani molto interessanti, testimonianza di una notevole maturità e di una forte tempra e coesione di gruppo nel lavoro di quattro musicisti sostanzialmente fuori dal coro.