ITA Jazz Magazine, Enzo Pavoni (ott.2008)

L’affermato trombonista, compositore e manipolatore Gianluca Petrella, classe 1975, prova giustamente riconoscenza nei confronti della Auand e dell’avveduto patron Marco Valente, che per primo ha creduto nell’artista. Nonostante il prestigioso contratto con la Blue Note, ciclicamente Petrella torna a incidere per l’eccellente labelpugliese. Dopo il lucido esordio del 2001con X-Ray, seguito nel 2004 dall’altrettanto lodevole Radio 3 Sessionscon il Domino Quartet, il musicista chiude per adesso il ciclo con Big Guns, destinato senza dubbio a mietere gli apprezzamenti della critica più predisposta al new jazz (nu jazz? free jazz? jazz ed elettronica?).
Con Big Guns la Auand ribadisce la sua intelligente politica volta a un’accorta pianificazione discografica. Con Petrella ricoprono il ruolo di co-leader nomi altisonanti dell’avanguardia internazionale: l’evoluto batterista Bobby Previte e il geniale Antonello Salis, che nell’occasione suona il pianoforte, l’organo Hammond e il Fender Rhodes, lasciando per una volta a casa la fisarmonica.
All’improvvisazione è dedicato uno spazio prioritario: assistiamo a un miracolo di empatia e di pura magia, tali da dare non di rado la sensazione di trovarci dinanzi a un’opera architettata nei minimi dettagli. Si tratta in realtà di sintonia, di interplay, del possesso della medesima visione estetica della musica, in cui entrano in ballo il free radicale, il minimalismo, l’elettronica, il noise, sketch psichedelici, ritmi tribali occhieggianti sia la metropoli che i villaggi africani. La bravura di Petrella/Previte/Salis sta nella rara capacità di suonare l’essenziale, seguaci di una filosofia che affibbia a ogni nota un “peso” e un significato logici.
“Twilight Zone”, “Big Guns”, “Blues For Gio” sono ipnotiche, ammalianti, ellittiche; l’irsuta “Profondo notte” è fatta di aleatorietà, effetti ricercati, acide scansioni metriche.