ITA JazzColours, Davide Susa (may.2013)

I Neko, guidati dal chitarrista Francesco Diodati, presentano il secondo lavoro “Need Something Strong”, sempre per l’etichetta Auand. Con questo disco la band conferma l’entusiasmo di critica e pubblico per il loro debutto, “Purple Bra” del 2010. A fianco del leader, il quartetto vede musicisti di primo piano del jazz italiano ed europeo, come Francesco Bigoni al tenore, Francesco Ponticelli al basso ed Ermanno Baron alla batteria. La formazione fu invitata, nel 2011, prima al festival 12 Points! di Dublino come esponenti della nuova scena del jazz contemporaneo europeo, poi al festival Auand meets NYC come punta di diamante dell’etichetta italiana. Quasi tutti i brani proposti sono a firma del chitarrista, ed hanno una freschezza e modernità armonica, melodica e ritmica difficilmente riscontrabile in musicisti di questa generazione. Vi si trova inoltre una originale rilettura di Very Ape di Kurt Cobain, dove Diodati fa proprio il riff del pezzo dei Nirvana trasformandolo in un brano di jazz contemporaneo. Brilliant Corners di Monk viene rimodernato e proposto in una versione quasi funky, dove si può apprezzare un fresco assolo del leader, seguito da quello di Bigoni, a sua volta sostenuto dalla chitarra. Tutto il Cd è spinto egregiamente dalla fantasia e ricchezza musicale di Baron e dal vivace accompagnamento del preciso Ponticelli, i quali danno ad ogni brano un impatto ed un interesse che cattura l’ascoltatore. Ne sono esempi Need Something Strong, dove l’interessante tema lascia spazio ad un doppio assolo di chitarra e sax, Struggle con i suoi cambi di tempo dagli ampi orizzonti, Bear, dalla melodia sognante ma con un ritmo di batteria veramente intrigante, oppure Headache, dove su un tappeto di chitarra e basso dialogano incalzanti sassofono e batteria, poi ripresi da frasi dello stesso Diodati. Un ottimo Bigoni al sax tenore, con un suono che spesso ricorda il Coltrane di metà anni ’60. Diodati è un “capitano” al completo servizio del gruppo, raramente si ritaglia assoli per mettere in mostra la sua bravura, e le sue improvvisazioni si raccordano e fondono con il sassofono per dare completezza ai pezzi presentati. Una band di grande interesse, un punto fermo per il jazz contemporaneo nostrano e non solo, con un disco tutto da ascoltare.