ITA JazzColours, Marco Maimeri (jan.2012)

Il disturbo dell’equilibrio che ha assillato per sei mesi il chitarrista Walter Beltrami e ne ha influenzato il lavoro fino alla decisione di dedicarvi un intero concept album, si chiama “Benign Paroxysmal Postural Vertigo” (BPPV, come le prime due tracce). Si tratta di un disturbo meccanico dell’orecchio umano che genera una fortissima ed improvvisa crisi vertiginosa, i cui sintomi principali sono totale destabilizzazione, forti giramenti di testa e vasta gamma di effetti visivi psichedelici. Non è certamente una condizione piacevole, anzi è concretamente invalidante. E ciononostante, il leader di questa registrazione è riuscito ugualmente a trasformarla in un valore aggiunto per la sua arte, dando vita ad un progetto positivamente destabilizzante e vorticoso. Lo testimoniano, oltre alle due tracce già citate, vividamente esaustive nel descrivere e restituire all’ascoltatore la sensazione di “vertigine parossistica posizionale benigna”, anche altri brani quali Mind the Mind!, Lilienthal, What Is, Seamont’s Manoeuvre e Verbal Realities, tutti legati in qualche modo a questa malattia, resa celebre fra l’altro dal film di Alfred Hitchcock “Vertigo”. La musica si dipana fra turbinose e mulinanti linee di chitarra e sax/clarinetto, a volte all’unisono a volte contrastanti, violenti attacchi ritmici e propulsivi di basso e batteria, nonché elettrizzanti e travolgenti interventi di violoncello. Un mix attentamente studiato e subìto, nella stessa percentuale con cui si affronta un attacco di vertigini: in parte cercando di rimanere padroni di sé stessi ed in parte — è inevitabile — lasciandosi andare nella speranza che, assecondandone i sintomi, la crisi duri meno o comunque sia meno squassante. Tutto questo è reso meravigliosamente dai membri del quintetto: un gruppo coeso, operante sulla stessa lunghezza d’onda e in grado di evocare sia i momenti più angosciosi, sia quelli più tranquilli, quelli che si affacciano fra una crisi e l’altra, quelli musicalmente descritti in brani quali You See o What Is, solo per fare due esempi. Non mancano, infine, derive rock: una su tutte #2, pezzo che sembra descrivere l’energia e il groove necessario per affrontare e superare simili disagi, dando speranza e fiducia per passare sopra a rabbia e frustrazioni momentanee.