ITA JazzColours, Riccardo De Rosa (aug.2015)

Dopo quasi cinque anni dal suo primo lavoro con i Sudoku Killer, la contrabbassista Caterina Palazzi torna con un nuovo Cd, “Infanticide”, un titolo aggressivo e fortemente provocatorio che annuncia un’opera fuori dagli schemi. Perché utilizzare una parola così brutale? È la stessa Palazzi che lo spiega, affermando che l’infanticidio a cui fa riferimento è da intendere come l’omicidio virtuale della visione infantile che abbiamo del mondo, come perdita dell’ingenuità ludica e quasi fanciullesca, per acquisire una maturità turbolenta, spesso dal sapore amaro. Lo scontro violento che deriva dalle inevitabili asperità dell’età adulta e l’abbandono di una dimensione spensierata emerge con forza nelle tracce del disco, ricco di intense suggestioni e di una componente elettrica ben strutturate. L’album risulta influenzato da piacevoli e variate sonorità molto vicine al jazz nord-europeo, con intromissioni di rock psichedelico, impostazione condivisa e sviluppata assieme a Giacomo Ancillotto, Maurizio Chiavaro e Antonio Raia, che con lei condividono un background articolato e composito, costituito da jazz, rock e musica sperimentale. Le evoluzioni chitarristiche dell’onirico e razionale Ancillotto e l’intenso sax di Raia aiutano la Palazzi a lanciarsi nell’esplorazione di variegate dinamiche sonore: in Nurikabe — che inizia con passo leggero e silenzioso, aiutato dal sottofondo del contrabbasso e accompagnato dalle note seducenti del sax — questi influssi esplodono incontenibili, mentre in Futoshiki le dissonanze si fondono con la creatività dei suonatori, al servizio del loro inarrestabile genio creativo. Masyu riecheggia l’introduzione di When the Levee Breaks dei Led Zeppelin, prima di addentrarsi nel fantasmagorico universo sonoro che il brano originale, in modo accattivante, propone. La contrabbassista dà sempre vita ad una serie di interventi emozionanti ed intriganti, esecutivi e ludici. Nel complesso si tratta di un tipo di musica che ha bisogno di ascolti ripetuti per essere metabolizzata e apprezzata appieno, impegno che alla fine ripaga ampiamente, consentendo di godere di un’immediata presa nei momenti più melodici e di altri di completo abbandono, anche riflessivo, nelle sue fasi più concitate e di improvvisazione.