ITA Jazz Convention, Fabio Ciminiera (oct.2009)

… si parte diretti, il basso che improvvisa in quattro, accompagnato dalla batteria, il tenore arriva dopo un po’ e si serve della ritmica – serrata, compatta – per il suo assolo incalzante. Ci si ritrova catapultati in un traffico di note, immersi in quello che, in pratica, rimane un blues senza tema ma dall’incedere vivace, insistente e sostenuto.
Le dodici tracce e i quasi quarantasette minuti di Playing in Traffic propongono una visione particolare del jazz: il confronto tra una ritmica esperta e un solista emergente, presente in formazioni importanti come il nonetto di Lee Konitz e il sestetto di Steve Swallow; le relazioni sempre calibrati tra elementi musicali europei e statunitensi, tra scrittura e improvvisazione, tra fantasia e disposizione dei timbri e dei colori. Il repertorio guarda ad esperienze e modalità stilistiche differenti con uguale rispetto, prendendo spunti da ciascuna direzione.
I tre protagonisti di questa registrazione sono Ohad Talmor, Steve Swallow e Adam Nussbaum. Se Swallow e Nussbaum non hanno bisogno di presentazione, Talmor è un sassofonista quasi quarantenne, nato in Francia da una famiglia ebraica, cresciuto in Svizzera e trasferitosi nel 1995 a New York: si è avvicinato sin da piccolo alla musica e ha studiato pianoforte classico, per poi passare al sassofono e al jazz, a diciassette anni, dopo un suo viaggio di studio in Florida.
Come si diceva in precedenza, la molteplicità delle esperienze si riflette con naturale disposizione nel disco. Il trio viene condotto in maniera collettiva dai tre: questo emerge con evidenza dalla firme dei brani, ma viene testimoniato in maniera più radicale e convinta dalla musaica e dalle aperture interne alle varie tracce. Innanzitutto l’approccio melodico coinvolge i tre strumenti in modo assolutamente paritario: supporto reciproco, interplay, interscambio dei ruoli, ascolto, linee correlate tra loro in maniera strettissima. La gestione collettiva del trio porta anche alla disposizione particolare dei brani: una scelta di schegge – improvvisazioni dalla lunghezza variabile e dalla firma collettiva – inframezza e completa la scaletta dei temi veri e propri proposti dal trio. In questo caso il trio, oltre all’escamotage discografico, riesce a trovare la chiave per dare vita a flusso emotivo e musicale continuo: ritorna il discorso dell’apertura, la musica del trio arriva senza passare necessariamente dal tema. La libertà espressiva dei tre sfrutta strutture codificate, situazioni aperte, combinazioni particolari senza deviare mai verso l’improvvisazione radicale. Anche nell’incontro di tenore e batteria di More Nuts, dove manca l’apporto armonico del basso, Talmor e Nussbaum puntano sul concetto tematico dell’improvvisazione e sul dialogo costante tra le linee.
Playing in Traffic è un disco intenso: Talmor, Swallow e Nussbaum riescono a giocare in maniera esemplare su ogni terreno e il lavoro si fa, di volta in volta, accogliente, avvolgente, nervoso, sostenuto senza mai perdere di vista la concezione generale del trio e del racconto e sviluppando con grande proprietà di linguaggio le possibilità tematiche e narrative degli assolo.