ITA JazzConvention.net, Aldo Del Noce (jul.2018)

Piena enfasi viene data, nei crediti, ad una certa formazione accademica del titolare, specie al repertorio contemporaneo ed alle connesse, forti regole nella strutturazione post-tonale e post-sinfonica della composizione, parimenti alla “anima rock” e al culto per le formazioni di sintesi tra prog e fusion rock-jazz: pur si rileva che una così dichiarata strutturazione dei canoni contributivi non riesce costrittiva nel dispiegamento ( e nella fruizione) della musicalità espressa dal quintetto assemblato dal vibrafonista Andrea Biondi, che capitalizza i talenti sperimentati di sidemen di personalità lungo una vivace raccolta non radicalmente difforme da quanto dispensato entro l’animato bacino dell’ibridazione, aggiornando in un bilanciamento tra ariosità e disciplina il dettato di certi precursori (una delle più colorite fasi dei Gong potrebbe apparire uno dei riferimenti più prossimi).
Il flusso musicale si declina dunque lungo esplicite linee melodiche, con l’animata punteggiatura del carnoso endoscheletro ritmico, e le liquide ed assertive lamine del leader assolvono a strategico ruolo armonico, avvicendandosi quale controcanto alle punte solistiche di sax e chitarra; ma non tutto ricade entro schemi familiari e consueti, rilevando anche passaggi d’elettronica pura e transizioni attraverso ondivaghe e capricciose progressioni ritmiche, il tutto connotato da costruttività compositiva e versatilità linguistica.
Vi appongono del proprio, insomma, lungo questa personale ricerca guidata da “fato e ricerca sonora”, gli Urban 5 facenti capo ad Andrea Biondi, esitando in un’esperienza funzionale e convincente, che però non vorremmo additare quale bersaglio critico, avendo stratificato all’ascolto già così tanto di quel correlato materiale, ed ora interrogandoci (ed in ciò invitando alla riflessione fautori, produttori e garanti) se non fosse pervenuto per il tanto foraggiato filone neo-Prog il momento di una reinvenzione dai propri fondamentali.