ITA JazzConvention.net, Aldo Del Noce (mar.2018)

Chissà quanto (poco) il Geminiani abbia importato dalla ponderosa legacy derivante almeno dall’omonimia con il toscano compositore barocco, di nitida identità e fruttuosamente migrato alla volta della scena londinese, terra in cui poté licenziare Sonate e Concerti Grossi, elaborati con convenzionale maestria armonica ma tutto sommato non poi da così grande colorista; almeno il colore, non rilevando connessione plausibile (o comunque non saliente) con il ben meno stagionato tenorsassofonista veronese, sembra la dominante invece più influente e determinante nel presente programma, forse un po’ enfatizzata come l’insieme degli ingredienti creativi alla base del lavoro discografico in oggetto.
Posto «nero su bianco un jazz basato sull’impressionismo» si evocano dunque le impressioni cromatiche focalizzate nel corso dell’esecuzione, ed al colore si conferisce ruolo nella composizione di parte dei titoli, in realtà evocante un approccio fortemente connesso all’ampio ventaglio dei standards e dei titoli della classicità del jazz.
D’altro canto, smarcandosi dalle premesse per investirsi sull’ascolto, risalta piuttosto netta l’abilità del titolare nel conferire vitalità alle cangianti stanze dell’album grazie ad una tensione vivida che non abbassa la guardia lungo l’estensione del programma, che non si banalizza anche nella mimesi apparentemente più letterale (di fatto raramente imitativa) del ventaglio dei modelli del passato: il carattere interpretativo autorizzerebbe analogie con il calore d’ancia rollinsiana ma, considerando più complessivamente, anche con la macchinosa belligeranza mingusiana, ma non latita l’inventiva personale e comunque, tra alterni umori e stati rappresentativi, si conduce a compimento un lavoro per cui s’è rivelato formativo l’affinamento culturale presso l’area di New York, da cui sono state arruolate complicità nella persona degli abili sidemen, incorporando le interpunzioni argute e vigili del drumming di Mark Schilders, e le effervescenze basse fino alle colate di calore profondo del contrabbasso di Rick Rosato, a dinamico completamento delle articolate declinazioni al tenore del solista di punta ed autore Francesco Geminiani. Delle “vite parallele” dei due omonimi è verosimilmente ben presto per tracciare un bilancio comparativo, ma il più giovane non sembra difettare d’argomentazioni per lavorare sull’edificazione di un profilo almeno di un qualche rilievo.