ITA JazzConvention.net, Aldo Del Noce (may.2017)

Uno studio dinamico della percussione, spogliata in apparenza da stilemi e decadi di sovrastrutturazione, affidata alla regia di una personalità ormai ad ampissimo spettro, qui alla battente testa di un combo decisamente essenziale, completato da una infrequente diade di fiati, incarnata da due esponenti della naturale curiosità di un certo euro-jazz di peninsulare incarnazione.
Non astenendosi da tratto marcato ed una vivace quota di bizzarrìa, i tre si spendono entro un terreno di gioco virtualmente esente da stasi o stagnazioni, dispensando interattive energie, cui non guasta un certo connaturato (e sano) spirito guascone, per lo più dissacrante, lungo in cui si reperta ampio ricorso alla citazione, traendo in causa anche due grandi (e quanto differenti!) padri della batteria contemporanea quali Ed Blackwell e Joey Baron, e recuperando tra le fonti tematiche anche il (non particolarmente memorabile, almeno in termini d’immaginario) Theme for Taxi Driver, ma smarcandosi nella resa finale da alcun identificabile modello.
Tangibile ed istantanea sinergia (improbabile attendersi il contrario, stante le più che rodate frequentazioni) tra i partner, l’effervescente laboratorio di De Rossi & C si dispone all’esplorazione della sintassi e del potenziale direttivo della batteria, libera quanto apparentemente “basic”, e sull’interazione, di respiro immediato e reattivo, con due fiati che non latitano sul piano dei volumi espressivi e dello spunto interventista.
Più che la solida perizia tecnica spicca l’intensa e mai paga propensione spettacolare e ludica, che non osta vibrante scavo drammatico: ad improntare la lucida ed impudente folie-à-trois di Zenophilia è il dominante spirito “present tense” che pervade estensivamente l’incisione, funzionale ad istinto fervido e visionaria creatività.