ITA JazzConvention.net, Fabio Ciminiera (dec.2015)

Standard o composizioni originali? Tradizione o innovazione? Formati classici come il piano trio o ricerche timbriche fuori dagli schemi?Andrea Calì offre alcune delle sue risposte in Take the line, disco in piano trio suonato con eleganza e sobrietà. Innanzitutto il repertorio: quattro temi originali Why are you looking at me, Ultima pioggia, Let be, To rouge alternati a quattro brani ripresi dalla grande letteratura del pianoforte jazz come Lennie’s pennies di Lennie Tristano, uno standard del calibro di If I should lose you, Five di Bill Evans e Matrix di Chick Corea. L’alternanza rigorosa – i brani originali nelle tracce dispari, gli altri nelle tracce pari – mostra in maniera palese come le idee pianistiche di Calì, la sua gestione del format, il rapporto con i maestri e le tradizioni si sviluppino secondo un filo logico naturale, percorso con naturale disposizione al dialogo con i riferimenti e con l’intenzione precisa – e altrettanto naturale – di aggiungere il proprio punto di vista e le manifestazioni del proprio stile.
Se, come è facile immaginare, Take the line offre una risposta secca solo alla terza delle alternative presentate sopra, le altre opzioni vengono risolte secondo una sintesi attenta ed equilibrata. La presenza di tre delle firme più importanti del pianoforte jazz e, nello specifico, del piano trio non implica l'”assenza” degli altri grandi pianisti della storia: il gioco di sponde con una storia ormai secolare scorre nelle frasi e nelle atmosfere dei brani originali, nel confronto con un brano estremamente presente nelle incisioni e nei concerti come If I should lose you. Allo stesso tempo, però, si intravvedono i riflessi di un’esperienza particolare e ben riuscita, come il quartetto Bad Uok: se, in quel caso, l’incontro timbrico e la dimensione meno formale venivano alla luce con maggiore immediatezza, nella concezione del piano trio di Andrea Calì si ritrova l’intenzione di esplorare le possibilità del linguaggio pur senza sottoporlo a rivoluzioni o manipolazioni estreme. Calì, infatti, prende le mosse da un suono acustico, rigoroso e canonico, e da una visione rispettosa del lavoro dei maestri: il punto di partenza viene poi implementato con le soluzioni e la personalità dei tre musicisti, giovani ma già in grado di esibire proprietà di linguaggio e consistenza nelle scelte via via operate.
Un disco suonato e realizzato con cura, fluido all’ascolto, solido nella sua disposizione.