ITA JazzConvention.net, Fabio Ciminiera (dec.2016)

Un ensemble ampio per un programma ricco. Titolo del disco e nome della formazione già lasciano intravvedere alcuni spunti presenti nel disco: manuale per gli errori, hardcore, musica da camera sono suggerimenti utili per introdursi nelle idee musicali di Manlio Maresca.
Jazz e hardcore, inteso come genere musicale, si incrociano nelle undici tracce proposte dal chitarrista attraverso la dimensione di una moderna musica da camera. Questo può servire come primo approccio al titolo: per proseguire, si possono prendere in considerazione i quattro gruppi che il chitarrista cita come influenze nella presentazione del disco – vale a dire Primus, Shellac, Einstürzende Neubauten e Kraftwerk. E poi si può prendere ulteriormente in esame il fatto che Maresca punta la sua attenzione su jazzisti che, seppure ormai facciano parte di un immaginario consolidato, non hanno mai cercato il rispetto delle regole e un'”iscrizione” al filone principale: un esempio per tutti, Thelonious Monk. E quindi hardcore, in questo senso, va inteso come scarto o dissonanza, per riprendere ancora le parole di Maresca: l’idea di portare oltre i limiti il proprio materiale musicale per vedere quali risultati produce, la speranza di trovare soluzioni inattese o non convenzionali.
E nel disco queste combinazioni le ritroviamo in un approccio chitarristico naturalmente disposto a riprendere tanto gli stilemi del jazz quanto le sonorità del rock più ruvido, ma anche in alcune soluzioni particolari che costellano le tracce. Come, ad esempio, in Domosinth dove una linea di basso ostinata e doppiata dalla chitarra elettrica incontra le linee spigolose tracciate dal pianoforte. Come, ancora, in Isc dove certe suggestioni rumoristiche prodotte attraverso gli effetti della chitarra vanno a stravolgere l’ambientazione rilassata del brano.
Elementi che ci portano direttamente al nome della formazione. La ricerca dell’errore – o, se si vuole, la soluzione dei problemi causati dagli errori – come elemento di spinta creativa, come impulso all’esplorazione di situazioni non previste o non consolidate. La scrittura procede per accostamenti anche stranianti e prova a disegnare prospettive sghembe. Il racconto complessivo di Hardcore Chamber Music, quindi, procede come il cavallo degli scacchi: si muove in ogni direzione, saltando alcune caselle per arrivare a punti difficilmente raggiungibili altrimenti. E, quindi, situazioni che sarebbe possibile iscrivere in un jazz anche relativamente canonico e tranquillizzante vengono seguite da momenti dove i riferimenti vengono intrecciati in modo inestricabile.
Il tutto confezionato con grande cura grazie alle potenzialità di un combo costituito da musicisti ormai solidi e maturi e corroborato da una serie collaborazioni reciproche che ha visto i protagonisti del lavoro spesso insieme sul palco o in studio di registrazione. Ed è una chiave fondamentale per una serie di composizioni articolate, frazionate in molte sezioni e costruite secondo una visione orchestrale, rivolte a cercare un filo logico che non sia semplicemente quello dell’esposizione del tema seguita dalla teoria degli assolo.