ITA JazzConvention.net, Flavio Caprera (feb.2018)

Di forte fascino questo ultimo progetto degli Hobby Horse. Un disco, c’è anche il vinile, dove prevale un forte orientamento timbrico e ritmico (Helm). Entrambi sono caratterizzanti e pressoché identificativi di un gruppo che usa l’elettronica per allargare spazi e densità sonora muovendosi tra il jazz, il rock e l’avanguardia siderale. L’uso della voce poi da un senso di straniamento iperuranico incastrata com’è tra le maglie elettriche dei programmatori e le compressioni atmosferiche del basso. Sei pezzi originali che creano un’unica atmosfera sintetica e programmaticamente rumorosa, al cui interno si ritagliano spazi e dimensioni i ritmi latini di Salsa Caliente, le allucinazioni ritmiche di The Go Round, le suggestive melodie di Cascade o le liriche appassionate e d’antan di Buckle. A rompere il trend è il polifonico vocalese della cover di Robert Wyatt, Born Again Cretin. Lo spazio siderale ritorna con il glaciale Amundsen, amplificazione ossessiva di silenzi infiniti. È il prologo immaginifico di Evidently Chickentown, cover artificiale e paranoica di John Cooper Clarke. Consigliato!