ITA JazzConvention.net, Nicola Barin (sep.2018)

Dopo il più sobrio album d’esordio per l’etichetta Auand Records, Frank Martino sottopone, con questo secondo progetto, l’ascoltatore ad una saturazione uditiva più radicale e volitiva.
L’approccio del chitarrista vicentino pare procedere in due direzioni: sviluppare il concetto di molteplicità e tentare un approccio alla composizione di tipo rizomatico per mutuare un concetto del compianto filosofo Gilles Deleuze.
La Molteplicità, come la definisce Italo Calvino nelle Lezioni Americane, riferendosi ad un grande scrittore italiano, in cui: «[…] ogni minimo oggetto è visto come il centro d’una rete di relazioni che lo scrittore non sa trattenersi dal seguire, moltiplicando i dettagli in modo che le sue descrizioni e divagazioni diventano infinite. Da qualsiasi punto di partenza il discorso s’allarga a comprendere orizzonti sempre più vasti, e se potesse continuare a svilupparsi in ogni direzione arriverebbe ad abbracciare l’intero universo.»
La molteplicità qui descritta si collega al rizoma deleuziano, un modello semantico che «[…] collega un punto qualsiasi con un altro punto qualsiasi, e ciascuno dei suoi tratti non rimanda necessariamente a tratti dello stesso genere, mettendo in gioco regimi di segni molto differenti ed anche stati di non-segni […] Rispetto ai sistemi centrici (anche policentrici), a comunicazione gerarchica e collegamenti prestabiliti, il rizoma è un sistema acentrico, non gerarchico e non significante.»
Martino, in un ottica pienamente post-moderna, imbroglia con i suoni, ribalta le convenzioni, mischia i generi musicali: musica colta, jazz, pop, rock vengono svuotati dal loro senso: sono il punto di partenza per (re)imparare a pensare in maniera ipertestuale. La musica qui funziona come un ipertesto di una pagina web che apre e muove se stessa senza alcuna gerarchia affrontando consapevolmente la pratica improvvisativa.
Magnificent Stumble e la successiva traccia, See Double, ne sono l’esemplificazione: la prima è caratterizzata da un ritmo drum’n’bass veloce che sviluppa un tema ossessivo e maniacale che non conclude e si aggancia a See Double senza la minima continuità; piano e chitarra si toccano e si squadrano improvvisando su un tappetto di tastiere mutevole ed instabile. Ogni brano in questo progetto non supera mai i cinque minuti, i chorus sono semplici, lo sviluppo dell’improvvisazione è immediato ed ogni strumento si (con)fonde. I componenti sono votati ad unico risultato nel quale ogni singolarità musicale abdica a favore di un flusso sonoro comunitario.
L’uso dell’elettronica “live” è fondamentale nel creare timbri destrutturati e situazioni emotive inedite.
Psychosamba appare quasi come un détournement situazionista.
Waltz for Debbie, brano storico di Bill Evans, viene dolcemente disarticolato come se William Burroughs riscrivesse un classico della letteratura come Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain.
Album di enorme potenzialità e forte impatto emotivo che ci auguriamo non passi inosservato nel panorama jazzistico (se si può parlare ancora di jazz) italiano ed internazionale.