ITA Jazzit, Andrea Scaccia (mar.2008)

Strutture e improvvisazione totale, tradizione e avanguardia. Dualismi non in contrapposizione tra loro, ma un unicum che nella sapiente manipolazione del chitarrista milanese diventa personalità. “Downtown” – prima prova da leader di Roberto Cecchetto – è un album di chiaroscuri. Le dieci tracce dell’album alternano spigolose improvvisazioni a momenti di ispirato lirismo, frammenti di free a soluzioni che affondano le radici nella tradizione, in un dedalo sonoro in cui i tre musicisti si ascoltano e dialogano esplorando in profondità l’essenza della musica. Il fraseggio raffinato e complesso a cui Cecchetto fa ricorso non è mai fine a se stesso; nella sua concezione musicale il rapporto dialogico ascoltatore-creatore è alla base della logica formale e qualsivoglia espediente retorico utile più all’autocelebrazione che alla sua funzione non trova posto. Ma l’intelligenza di un musicista si vede anche nelle persone di cui sa circondarsi, e quando si sceglie una ritmica come quella formata da Maier e Rabbia è presto fatto. L’esattezza dei misteri, direbbe Pasternak, perchè alcune alchimie non sono spiegabili con formule fisico-matematiche. Accadono e basta.