ITA Jazzit, Eugenio Mirti (may-jun.2012)

Nel suo primo album da solista Giovanni Francesca si presenta alla guida di un quartetto per chitarra e violino, una formazione arricchita da numerosi ospiti che si alternano e sovrappongono in più di una traccia. Il leader è versatile, a proprio agio nei suoni acustici così come nelle escursioni elettroniche, e tutto il disco si segnala per la pregevole ricerca timbrica. Pregevole la varietà di scrittura di Francesca, sempre originale: elementi pop colorano le ballad (ad esempio Marisol), mentre per contrasto il 7/4 funk e quasi heavy di Paesia è aggressivo e distorto, e lancia tutto l’ensemble a sostegno dell’assolo contemporaneo di chitarra e trombone. Ispirazioni quasi morriconiane, con il bel glockenspiel protagonista, tingono invece la title-track, Genesi, dall’andamento generale più maestoso.
Una delle caratteristiche salienti dell’album è la sovrapposizione di atmosfere proprie della musica classica ad altre completamente differenti, come ad esempio in Iter: alla parte morbida di chitarra classica e violoncello si accavalla un groove di batterista dal sapore hip hop e rock, che sostiene il bell’assolo alla Pat Metheny del leader, realizzando un mélange malinconico ed evocativo con una strabiliante varietà sonora e d’intenzioni.
Risalta certamente anche la concezione originale di Francesca nell’uso degli spazi, com’è evidente in Carillon: in un ambiente sonoro cupo ma allo stesso tempo gioioso, l’uso di pause e silenzi riesce bene nell’intento di far respirare la musica, insieme con una brillante escalation dinamica che traghetta il brano alla parte centrale, ricca di effetti e inserti elettronici. L’apporto tecnologico caratterizza anche a composizione (notevole) Possiamo andare: suoni di batteria campionati e un groove misterioso lanciano il tema dettato dalla chitarra, reso evocativo dall’uso dell’effetto delay; il brano prende poi una piega più complessa e s’infittisce (vedi la chitarra distorta), arrivando al violento strumming di chitarra finale, dal sapore indie-rock.
Ottima la scelta del violino come strumento deuteragonista (come nell’esposizione tematica di Manima o del controcanto melodico di Montevideo) e della ritmica composta da Marco Bardoscia e Gianluca Brugnano. Più in generale lascia stupiti la maestria nell’uso dei musicisti ospiti e delle combinazioni sonore con le quali Francesca realizza un insieme fortemente vario ma allo stesso tempo personale e riconoscibile.