ITA Jazzit, Eugenio Mirti (nov-dic.2010)

I Chant esprimono un linguaggio visionario che dà vita a composizioni timbricamente e melodicamente profonde. L’analisi di Mach può chiarire questo interessante mondo: un loop di percussioni (simile al battito cardiaco), un quartetto d’archi sviluppa liberamente melodie in Lam, accompagnato da suoni di chitarra “spaziali”. A 3′ si sovrappone la batteria reale che raddoppia il ritmo, appoggiata da una chitarra distorta e psichedelica e graffiante. La rullata rock a 5’50” segna la fine del lento e inesorabile aumento di volume, dal piano iniziale al fortissimo finale, che sfocia in una sorta di concerto grosso zappiano per suoni di tastiera e trio, con riff conclusivo che alterna una battuta di 7/8 e una di 4/4. Sono allo stesso modo caleidoscopiche tutte le tracce, con una notevole rilettura di Monteverdi (Postcard From Italy).