ITA Jazzit, Sergio Pasquandrea (nov-dec.2006)

Se volete avere un’idea di come suona questo gruppo, provate a immaginare che cosa sarebbe il Pat Metheny Group se a dirigerlo fosse John Zorn.
Impossibile? Non per Cuong Vu, che nel PMG ci suona, alternandolo però con la frequentazione dei territori meno battuti della scena alternativa di New York. Emblematica la terza traccia, intitolata Patchwork, che parte come una quieta melodia country che sembra uscita dalla penna di Lyle Mays, poi evolve in un solo sempre più inquieto di Frisell e quindi in un’esplorazione acida ed elettrica della tromba, per poi finire ritornando esattamente al punto di partenza. Difficile elencare tutto ciò che si ritrova in questo disco, che vede protagonista il trio con Takeishi e Poor, attivo ormai da parecchi anni, con Bill Frisell come ospite d’onore: jazz (ma quale, di preciso?), rock, post-rock, un pizzico di Henry Threadgill, spaziose ed elegiache aperture melodiche, rumorismo aggressivo (Expressions Of A Neurotic Impulse fa venire in mente “Naked City”), ma soprattutto una passione nell’esplorare nuovi territori sonori, che pone il trombettista tra le menti più acute e penetranti del jazz di questo primo scorcio di secolo.

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