ITA Jazzit, Vincenzo Martorella (jan/feb.2005)

Giancarlo Tossani non è esattamente uno di quei musicisti che inflazionano la scena concertistica e discografica italiana. Un plauso, allora, alla Auand di Marco Valente per aver scovato questo interessantissimo musicista cremonese, e molti plausi al pianista per un disco assai interessante. La dedica ornettiana non è casuale, ma neanche una dichiarazione d’intenti: la musica di Tossani si muove su tessiture e strutture sì aperte, ma con grande controllo dello spazio (timbrico e compositivo), e una gestione accortissima del materiale. I temi, tutti del pianista, eccetto la gemma ornettiana, sono densi e pensosi, quasi astratti, giocati su sfumature a volte avvincenti grazie al dialogo preciso, quasi filosofico, tra i musicisti. Niente è lasciato al gesto facile e ammiccante, o alla soluzione bonaria e banale. Tutt’altro. Certo, il risultato è un lavoro impegnativo, e di non facilissimo ascolto, ma penetrare nelle anse e nei rivoli di questa musica può dare grandi gioie. Tossani è pianista essenziale, quasi cubista, mentre sul valore di Succi e Mangialajo nulla, oltre quanto si è più volte detto, può essere aggiunto. Menzione speciale, invece, per Cristian Calcagnile, instancabile creatore di trame e suoni originalissimi. Un bel disco.