ITA Jazzitalia.net, Gianni Montano (jan.2015)

PoLo, dalle iniziali dei cognomi dei due co-leader italiani, è un quartetto comprendente tromba, sassofono, basso e batteria e si avvale di un ricorso piuttosto insistito ai mezzi elettronici. Il gruppo propone una fusion aggiornata, dove i ritmi di riferimento vanno oltre il rock per pescare nel reggae, nella techno o in altre forme di musica di origine black, popolare, di consumo, in voga dagli anni ottanta in poi. Su una base di questo tipo si inseriscono le voci jazzate dei due fiati, particolarmente incisive quando dialogano o si danno botta e risposta. Paolo Porta ha un fraseggio spezzettato, nervoso e usa dei filtri sulla campana dei suoi sax per prolungare il suono, farlo somigliare all’organo, quando vuole costruire strati armonici estesi su cui deve agire il partner con lo strumento di ottone. Gilson Santana oltre alla tromba adopera anche il flicorno e il trombone ed è meno spigoloso del sassofonista. Nei suoi soli preferisce i toni caldi, ponderati, pure se ogni tanto molla il freno, si carica e finisce su modulazioni acide, suggerendo colori acri. Andrea Lombardini tratta il suo basso elettrico come una chitarra. Grazie a sussidi tecnologici, il suo strumento canta e accompagna tirando fuori un timbro artificiale, ma non artificioso, posato o saltellante a seconda delle circostanze. Il tedesco Jonas Burgwinkel compone un drumming articolato, sincretico nello stile, mai troppo roccioso. E’ la sua azione costante e movimentata a determinare prepotentemente l’indole propria dell’album.
Il clima dei brani è omogeneo nella apparente relativa disomogeneità. Le differenze sono assorbite, cioè, da un modo analogo di affrontare le nove composizioni. Il pezzo migliore è certamente “Spleen” per la tensione crescente che si crea su un motivo melodico, trascinato in avanti da un solo ispirato del tenore ispido di Paolo Porta a cui fa da contraltare l’intervento avvolgente di Santana, mentre la ritmica va in ebollizione.
Come diceva la pubblicità, qualche anno fa “Polo: il buco con la menta intorno”. Parafrasando lo slogan si potrebbe dire “Polo: il jazz con tanto pop e musica da discoteca intorno”. Il cd offre proprio questo e si può gustare come la famosa caramella, non solo in casa, ma pure in tram (ma questo è un altro carosello).