ITA Jazzitalia.net, Laura Mancini (nov.2009)

L’etichetta di Bisceglie Auand pubblica con orgoglio questo pregevole ed interessante lavoro del trio formato nel 2008 da Ohad Talmor, Steve Swallow e Adam Nussbaum.
“Playing in traffic” si apre con la title track che annuncia gli intenti della raccolta. A fare da apripista è il suono regolare ed incalzante del basso elettrico di Swallow, autore del brano, che percorre su e giù le scale delle note in maniera metodica e ossessiva. Interviene nervoso il rullo di tamburi di Nussbaum che sposta e confonde i tempi. Per ultimo si aggiunge il sax tenore di Talmor che abolisce le melodie e propone fraseggi moderni e mai banali. È un jazz ritmato, acceso, che da spazio alla libera espressione dei musicisti per creare un sound insinuante. “Three two you” dura poco più di un minuto e si presenta in contrapposizione con la prima traccia; fa da padrone il sax sensuale e melodioso di Talmor. “Days of old intro” è la lenta introduzione al brano successivo, “Days of old” che lascia i primi due minuti ad un esercizio in solitudine del bassista. Gli altri subentrano insieme, Nussbaum sfrigola sui piatti e mantiene complessivamente un ritmo calmo e a tratti nostalgico; il pezzo si avvicina molto al cool jazz, per quanto il trio sembra sfuggire alle classificazioni, cercando soluzioni ritmiche sempre moderne e la trasmissione di un sentimento personale in ciascun brano. Dopo la lunga quiete di questo pezzo della durata di circa otto minuti, “Adam and Steve” spezza il tempo in soli 42 secondi, con una “cascata” irregolare di colpi delle bacchette di Nussbaum. In “Here comes everybody” di Swallow, il sassofonista è sfuggente e frammentario, suona “strillando” per un po’ e poi torna in accordo con il basso, alla finta ricerca di una melodia che sembra non trovare. “Quiet inside” di Talmor trasmette davvero una tranquillità interiore: Nussbaum accarezza i piatti con le spazzole, Swallow non si fa notare mentre Talmor produce un suono soffiato e delicato, raccontando una storia, la sua emozione; abbandona solo per poco la sezione ritmica per tornare subito protagonista. “Undress under duress” ha un umore più inquieto, è un pezzo lento in cui Talmor alterna melodie a veri e propri lamenti con il motivo che cambia spesso, all’inseguimento di un’intima esigenza d’espressione. Si prosegue con un brano eseguito e firmato da Talmor e Nussbaum, “More nuts”. In un impeto musicale breve ed immediato, il batterista accompagna con un ripetitivo rullo di tamburi lo “sfogo” del sax. “Warmer in heaven” di Talmor si apre con l’assolo del bassista. I tempi variano di continuo ma in questo improvvisare l’interplay è sempre ottimo. La conclusione è repentina ed inaspettata. Nel brano “Too” è il suono fluido del sax a conquistare. Chiude l’album una bellissima “Up too late” di Swallow che sembra raccontare la nevrosi e la fretta di una giornata cominciata svegliandosi in ritardo. Il ritmo è spedito e i tre vanno insieme senza perdersi per un istante: la chiusura ci fa sentire gli applausi di un pubblico soddisfatto.