ITA jazzitalia.net, Vincenzo Fugaldi (aug.2016)

Dedicato ai musicisti classici contemporanei e alla musica aleatoria, concreta, spettrale ed elettroacustica, questo cd non si riferisce al caos nell’accezione del disordine, ma dello stato primordiale di “vuoto”, il buio prima della nascita del cosmo. Le dediche delle composizioni sono un’altra eloquente chiave di lettura di un cd piuttosto anomalo nel panorama italiano, ma non nel catalogo della coraggiosa etichetta di Marco Valente. Innanzitutto dei cenni sui giovani protagonisti: il leader D’Amico è un pianista stabilitosi a Roma che, dopo studi regolari e una pratica jazzistica ortodossa, nel 2010 si avvicina all’improvvisazione radicale. Raia è un sassofonista componente dei Sudoku Killer. Lepore è un bassista che, dopo studi regolari, si è accostato parimenti al mondo dell’impro (tutti fanno capo al collettivo Crossroad Improring). Castaldo ha esperienze jazzisticamente meno marcate, provenendo dal progressive e dalla canzone d’autore. Tutti napoletani, i quattro in questa prima prova discografica mostrano idee e sostanza, senso della sintesi e grinta da vendere. D’amico si alterna fra tasti acustici ed elettrici, alle ance di Raia è affidato il primo piano solistico, spesso aspro e screziato, e la ritmica è a tratti marcatamente rock, tellurica e travolgente. Tra i brani più riusciti, Metamorphin, Dodeca, la conclusiva Unusual Indications.