ITA La Provincia di Cremona, Daniele Duchi (sep.2018)

Chi costruisce musica, da solo o insieme ad altri, Sto arrivando! bene quanti elementi, qualcuno forse prevedibile, ma un’infinità totalmente al di fuori di ogni controllo, collaborano all’esito di una pratica improvvisata. Lo sa bene anche Frank Martino, chitarrista e compositore di tagliente intelligenza, che in questo disco prende un organico classico del jazz elettrico, il classico “organ trio” (quello di Wes Montgomery o Grant Green per intenderci) e lo scaglia letteralmente dentro il caos del Ventunesimo secolo. Con Martino, alla chitarra a 8 corde e ai live electronics, ci sono Claudio Vignali (che deleuzianamente si propone come organista senza organo e suona piano, Fender Rhodes e sintetizzatori) e Niccolò Romanin a batteria, batteria elettronica e sintetizzatori. Senza sovraincisioni, con ciascun vertice del triangolo impegnato a ridefinire in continuazione i propri suoni – vere e proprie entità mutanti che si aggirano senza inquietudine nella musica di Martino – il Disorgan Trio conversa in modo serrato con una lingua liberata e contemporanea, in cui gli aspetti acustici e quelli elettronici si scambiano continuamente di ruolo.
Corpi che parlano con voci sempre diverse, plurali e disorientanti, le composizioni di Martino – cui si aggiungono due belle versioni di un brano del musicista canadese Venetian Snares o di un tema-feticcio di Bill Evans come Waltz For Debbie – seguono come un impulso elettrico l’intrico di canali sanguigni che nervi che conduce gli impulsi della creatività e si affida alla tempesta di influenze che modifica incessantemente il cammino di un’idea musicale condivisa. Dopo tutto un corpo senza organi è – tornando a Deleuze – un corpo libero e desiderante ed è questa la condizione migliore per spostare la musica dalle stanzette un po’ asfittiche delle aspettative incrociate e lasciare che si incendi nell’incontro con il combustibile di un ascolto inaspettato.