ITA L’Unità, Paolo Odello (nov.2015)

Ci sono più modi per ascoltare questo disco. Per esempio lo si può intendere come un “concept” e in tal caso è inevitabile mettere al centro la ricerca di un “baricentro emotivo” che emerge con prepotenza. Oppure, se ci si abbandona al fluire dei suoni, si percepisce la divertita sperimentazione di tutta la gamma di timbri e colori nata dall’incontro di anime e stili diversi. In ogni caso Flow, Home si offre all’ascolto in tutta la sua complessa semplicità. Lo firma Francesco Diodati ormai al suo terzo disco da leader, ma qui con il suo nuovo quintetto, “Yellow Squeeds”. Chitarrista tra i più apprezzati del nuovo jazz contemporaneo, Diodati sta vivendo un momento particolarmente fertile in fatto di creatività e ricerca di nuove espressività. Dal “New Quartet” di Enrico Rava, sue le “nuvole sonore” di un riuscitissimo “Wild Dance”, alla guida di Neko formazione con cui ha pubblicato i due album precedenti, a membro effettivo dell’ambizioso progetto “MyanmarMeetsEurope” del contrabbassista tedesco Tim Isfort. Il chitarrista continua la sua personalissima esplorazione delle potenzialità offerte da una “sei corde”. Con lui in questo album Francesco Lento (tromba, flicorno), Enrico Zanisi (pianoforte, Fender Rhodes), Glauco Benedetti (sousaphone, euphonium), Enrico Morello (batteria). “Split” è il disagio di sentirsi divisi a metà, a scandirla la tromba inquieta di Lento e l’incedere nervoso del sousaphone di Benedetti. A seguire la forza e la dolcezza di “Ale” che apre la strada a “Lost”. E’ la chitarra di Diodati a dare corposità fisica al senso di smarrimento. Poi “Believe” e la sua altalena di stati d’animo, un gioco di rimandi fra il pianoforte di Zanisi piacevolmente “disturbato” da gong birmani e palline da ping pong, e la puntuale e pulita sottolineatura di Morello prepara agli squarci di emotività di “Folk Song”, “Flow” e “Home”. Un omaggio a Monk, “Played Twice”, e a chiudere “Casa Do Amor” approdo felice sottolineato dall’euphonium di Benedetti in solo.