ITA L’Unità, Paolo Odello (nov.2015)

A due anni di distanza da quel Travelers che ne ha messo in luce il talento e creato più di una curiosità circa le potenzialità di una strada appena tracciata, Matteo Bortone firma il suo secondo lavoro da band-leader, Time Images. E sceglie di confermare la direzione musicale già sperimentata nel disco d’esordio. Dedicandosi con rinnovata cura alla scrittura Bortone la sviluppa anzi con maggiore coraggio proponendo “composizioni che alternano momenti elettrici ed acustici con atmosfere più rarefatte e che esplorano le possibili affinità tra improvvisazione e rock d’avanguardia, privilegiando il sound di gruppo rispetto all’aspetto solistico dei singoli”. Compositore e contrabbassista pugliese, nato a Otranto ma cresciuto musicalmente a Parigi, e ormai tornato a vivere in Italia, Bortone si presenta alla guida della stessa formazione franco-italiana che ha mutuato il nome del primo lavoro ampliando però la gamma delle sonorità cui affidarsi.
Colori e ritmi
I Travelers si sono arricchiti di nuovi strumenti come basso elettrico, synth e clarinetto che apportano nuovi e più coinvolgenti colori alle improvvisazioni. Oltre al leader Matteo Bortone, che firma la quasi totalità delle composizioni e si alterna fra contrabbasso e basso elettrico, ecco la creatività senza eccessi di Antonin Tri Hoang (sax alto, clarinetto, clarinetto basso, Roland synth), l’istintiva sensibilità di Francesco Diodati (chitarra elettrica e acustica) e la puntuale precisione di Ariel Tessier (batteria). Progetto ambizioso e riuscito che già dal titolo Time Images (“image-temps” è citazione da Gilles Deleuze e riferita al cinema neorealistico) dichiara la propria volontà di mettere al centro del racconto l’immagine vissuta come idea emozionale di partenza e “come concentrazione di ricordi plurisensoriali” in cui il tempo è movimento e rimanda alla doppia natura dell’immagine, mutevole e al contempo pronta a riproporsi uguale. Time Images diventa racconto. I suoi 11 brani altrettanti fotogrammi pronti a srotolarsi senza fretta, alternando brani energici e articolati come “Sunday Supermarket”, “Just Play” e “Broskar” a ballate più introspettive “Crackle” e “Olvidao”, a sottolineare la “coralità” in “Intro Crackle” o lasciare spazi da protagonista al synth nell’esposizione dei temi come accade in “Tourne” e “Olvidao #1”. Per finire con un omaggio ai Led Zeppelin rileggendo “Houses of the Holy”.