ITA magazzininesistenti.it, Emanuele Cinelli (jan.2016)

Guitar Derby In Casa Auand

Il paragone con lo sport evocato nel titolo non è casuale, la passione per la musica e il calcio di Marco Valente non sono segreti… oltre ad aver creato la Auand Record, è anche uno dei più accaniti sostenitori dalla Nazionale di Jazz. Tra le doti organizzative, ha anche il merito di aver cercato e coinvolto molti giovani artisti italiani in progetti discografici di grande impatto, invitandoli a dare voce alle loro note e creando così uno spogliatoio di grandi intese e privo di prime donne, in evidente contrasto con la realtà sportiva e sociale in cui fluttuiamo in questi decenni.
In questo articolo parleremo di due album, di recente pubblicazione per la Auand e non troppo distanti tra loro.
In ordine di uscita: Egon’s di Paolo Bacchetta e Flow, Home di Francesco Diodati…
due chitarristi riconoscibilissimi per le loro peculiarità espressive, che sanno anteporre la musica allo strumento e non il contrario… un difetto molto ricorrente tra i chitarristi.
In Egon’s, Bacchetta dedica le sue composizioni al pittore austriaco Egon Schiele, ispirandosi agli aspetti più viscerali ed espressionisti dell’artista. Il quartetto, oltre che da Bacchetta alla chitarra, comprende Piero Bittolo Bon al sax contralto e al clarinetto, Giacomo Papetti al basso elettrico e Nelide Bandello alla batteria.
Quello che emerge da un primo ascolto è la coralità della Band, che si muove con delicata introspezione in Lover, Harbour e Paradis, evidenziando gli aspetti più intimi suscitati dalla suggestione delle immagini di Schiele, mentre negli altri brani la lotta tra il dualismo dell’inconscio si fa più animata…
Canteen, Yellow Cape e Funeral March sono ricche di architetture ritmiche, grazie soprattutto alla complicità tra Papetti e Bandello, che tormentano l’incontro-scontro delle fughe melodiche dei due solisti.
Egon’s racchiude in sé tutte le energie e gli obiettivi dell’album… immagini rarefatte e cangianti che ci immergono in un continuo e virtuoso dejavu. Nella progettazione del disco, che ha avuto un paio di precedenti stesure, si percepiscono alcune similitudini con il trio Motian / Frisell / Lovano, ma solo come chiave d’approccio… il lavoro di Bacchetta e compagni è frutto di lunghe ricerche e di conquiste personali non sempre facili.
Consigliamo di ascoltare i brani singolarmente e più volte per carpire l’immagine impressa nella mente dell’autore.

Flow, Home, che vede protagonisti Fancesco Diodati alla chitarra, Francesco Lento alla tromba e al flicorno, Enrico Zanisi al pianoforte e al fender rhodes, Glauco Benedetti al sousaphone e all’ euphonium (tuba e bombardino per i meno anglofoni) e Enrico Morello alla batteria; è un quintetto ricco di suoni molto ricercati.
Anche in questo caso tornano alla mente gli eterogenei organici scelti da Bill Frisell per i suoi dischi…
ma anche gli aspetti liberi (lirici e ritmici) di Paul Motian. Per cogliere quest’ultima percezione ci è molto di aiuto il lavoro colloquiale di Morello nell’album.
Diodati, che firma tutti e otto i brani del disco, oltre all’arrangiamento di Played Twice di Thelonious Monk, suona prevalentemente la chitarra acustica e si esprime con tratti minimali e sfuggenti… distillati cristallini che mantengono una certa ruvidità, lasciando molto spazio ai suoi sodali.
Zanisi si divide tra i dialoghi ritmici al pianoforte e quelli più melodici ottenuti con il fender rhodes, fungendo un po’ da ago della bilancia nel lavoro d’insieme. Segnaliamo inoltre l’ottimo lavoro di Benedetti che con agilità e intonazione (non proprio scontate vista la mole dei suoi strumenti) riesce a non farci rimpiangere il Contrabbasso.
I brani sono spigolosi e non facilmente intuibili ad un primo ascolto, ma una volta entrati nel Mood si colgono tutte le belle sfumature dell’album.

Ritornando al Guitar Derby ci sentiamo di assegnare un bel pareggio.
Entrambi i lavori hanno richiesto un notevole impegno dei partecipanti nelle strategie messe in gioco e risultano molto pregevoli e interessanti, un ottimo gioco di squadra in casa Auand.