ITA magazzininesistenti.it, Emanuele Cinelli (nov.2016)

“Big Hell On Air” è l’ultima fatica a firma di Piero Bittolo Bon’s Bread & Fox. Il disco inizialmente doveva uscire solo in digitale per El Gallo Rojo Records, ma poi Marco Valente di Auand Records l’ha ascoltato, se n’è innamorato e ha proposto di farlo uscire anche in CD. Le due etichette hanno già collaborato in passato alla coproduzione per il vinile “Future Revival” del trio Libero Motu di Giulio Corini; così, a fine settembre, Auand ha distribuito il CD di “Big Hell On Air”, mentre El Gallo Rojo ha rilasciato un download digitale dell’album in alta qualità su Bandcamp (dove è possibile, oltre alle tracce musicali, acquistare un poster artwork realizzato dall’artista croato Miron Milic). Il disco è stato presentato per la prima volta dal vivo, il 17 ottobre, al Jazz Club Ferrara e in seguito ci saranno altre date sia in novembre che in dicembre (primo dicembre a Roma al Cantiere e 8 dicembre al Panic Jazz Club di Marostica). Chi è alla ricerca di un ascolto leggero o di semplice intrattenimento è fuori strada, perché il disco in questione si sostanzia in una sequenza di suoni non canonicamente organizzati, basati su partiture lasciate all’interpretazione e all’improvvisazione della Band che accompagna Bittolo Bon. Oltre al leader, che qui si districa tra il sax alto, il flauto e il clarinetto, il gruppo è formato da Filippo Vignato al trombone, Glauco Benedetti alla tuba e all’euphonium, Alfonso Santimone al pianoforte e Andrea Grillini alla batteria. Bittolo Bon firma tutti i brani, tranne Paper Toilet (presa dal repertorio di Henry Threadgill) ma lascia che i compagni d’avventura si esprimano con la massima libertà, valicando gli angusti limiti del pentagramma. Alcuni tratti compositivi che avevano caratterizzato le precedenti incisioni riaffiorano anche qui: brevi motivetti ritmici che raschiano come tarli, ironici slanci funky, oppure il consueto e numeroso campionario di versi animaleschi. Nelle composizioni, è possibile cogliere numerose influenze, come il già citato Henry Threadgill in Paper Toilet, Captain Beefheart in La Mela di Adesso, Harry Partch in Gutkäfer Strut, o Arnold Schoenberg in Cuttlefish Nemesis. Tuttavia, nonostante i citati riferimenti, Bittolo Bon non rifà il verso a nessuno: la sua è una ricerca sui suoni che parte da lontano, che attraversa il mistero dell’inconscio, rielaborando poi le sonorità con viscerale passione e riproponendole al pubblico senza manipolazioni. Ogni singola nota vaga in totale libertà, fondendosi come per incanto con le altre e producendo una mutazione sonora affabulante. Ogni singolo brano esce di getto, ma scorre fluido e inarrestabile, come il dialogo di due filosofi ubriachi, che innanzi a un bicchiere di vino ragionano sul senso dell’esistenza. In una sorta di catarsi emotiva, le note si librano in aria come a volersi liberare da ogni convenzione e trasgredire rispetto a canoni rigidi e superati: in tal senso, la Band funziona meravigliosamente, facendo confluire ogni singolo contributo in un linguaggio comune che, appena prende forma sa toccare nel profondo l’anima dell’ascoltatore.