ITA mellophonium.it, Adriano Ghirardo (apr.2017)

La nostra epoca si caratterizza, nell’arte e non solo, per la prevalenza di individualismo e competizione. E’ dunque, con gran piacere, che si accolgono produzioni che fanno del senso del collettivo la loro principale ragione d’essere. L’attività del Gallo Rojo, in questo caso in collaborazione con Auand, testimonia da tempo la voglia di unire esperienze musicali, umane e politiche con risultati artistici spesso rilevanti. Zeno De Rossi unisce i suoi ritmi al sax contralto di Piero Bittolo Bon ed al trombone del nuovo talento Filippo Vignato in un libero volo al di sopra delle paure di questi tristi anni. Giocando col termine “xenofilia” il quarantaseienne batterista esorcizza le costruzioni di muri (reali e metaforici) che separano le persone tentando, invece, di creare empatia col prossimo. E’ musica totale, jazz con influenze rock, assolutamente contemporanea ma in continua comunicazione con il meglio della tradizione novecentesca. Si scorgono omaggi, più o meno esibiti, a figure chiave della propria vita musicale: “EB dance” dedicata al grande Ed Blackwell ed al suo drumming memore delle radici africane, “Cats” per il collega contemporaneo Joey Baron. Riferimenti per il dialogo continuo e creativo dei fiati sono il primo Ornette Coleman (di cui il trio ripropone “Feet music”) e Bill Frisell (il blues lento di “Henry Zeno” starebbe bene nei dischi del suo periodo migliore). Un disco vario e pieno di vita che non fa rimpiangere l’assenza di strumenti armonici grazie ai fraseggi sapienti dei fiati in cui Vignato dimostra ulteriormente una maturità tale da reggere il confronto con due dei migliori musicisti della scena italiana contemporanea.