ITA mellophonium.it, Adriano Ghirardo (feb.2017)

Nella nostra epoca postmoderna la via giusta per un jazzista è quella di operare una sintesi tra le migliori espressioni della musica del Novecento. Partendo da una perfetta conoscenza e rispetto della tradizione afroamericana si può innovarla con innesti derivanti dal rock o con l’utilizzo di sonorità estranee all’estetica post-bop. Pare essere questo l’indirizzo perseguito dal contrabbassista pugliese Matteo Bortone che, dopo il successo del disco di esordio, ripropone il quartetto completato da Antonin Tri-Hoang ai sassofoni, Francesco Diodati alla chitarra ed Ariel Tessier alla batteria. Questo gruppo di “viaggiatori” (Travelers è il nome del progetto) esplora un universo musicale fatto di paesaggi idilliaci (“Olvidao” e “Crackle”) quanto di luoghi impervi ed inquieti (“Broskar”). E’ una musica fresca quella composta da Bortone che si assume la responsabilità della scrittura dell’intero cd con l’esclusione della cover della zeppeliniana “Houses of the holy”. L’uso del synth ricorda, a tratti, sonorità progressive ma la sapienza della scrittura unita ad un uso oculato delle improvvisazioni riporta il tutto in un contesto di jazz contemporaneo lontano sia da inutili copie degli anni 60 quanto dalla musica inaccessibile di tanti jazzisti odierni. Un altro prodotto interessante per l’etichetta Auand: avanti così.