ITA mellophonium.it, Marco Scolesi (nov.2016)

La chitarra jazz in Italia sta attraversando un ottimo momento. Recentemente ci eravamo occupati, in questo spazio, di Francesco Diodati, e ora vi proponiamo l’interessante nuovo album di Manlio Maresca, una sorta di esaltazione dell’errore che esce per l’etichetta Auand, sinonimo di qualità e ricerca. Il chitarrista Maresca, leader del gruppo Manual for Errors, composto da Francesco Lento (tromba), Daniele Tittarelli (alto sax), Roberto Tarenzi (piano), Matteo Bortone (contrabbasso) e Enrico Morello (batteria) più Domenico Sanna (rhodes e bass synth in un brano), opera in uno spazio compositivo puro, in cui il margine di errore concesso si trasforma nella base di una scoperta creativa. Ispirazioni musicali estemporanee governano una ricerca accurata di una condizione “scorretta”, di uno “sbaglio sonoro”, all’interno di una definita struttura jazz. Il tutto con una buona amalgama e un suono d’insieme che concede con equilibrio il giusto spazio a tutti i musicisti coinvolti nel progetto, che in totale propone 11 tracce tutte composte da Maresca. Il disco di Maresca nasce all’interno di una dimensione precisa però alterata da una componente di casualità. “Nel mezzo c’è la composizione, costituita da un equilibrio stabilito da una serie di regole e restrizioni – afferma Maresca -, che però non impediscono all’imprevedibile logica del caso di avventurarsi in territori per così dire proibiti”. Influenzato dai Primus e da Thelonious Monk, Maresca fa dei “materiali di scarto” un’arte, in cui le dissonanze acquisiscono una ragione d’essere e le “scorrettezze di musica da camera”, insieme alle macchie sonore e ai rumori di fondo, diventano parte integrante di un arrangiamento originale. Quella di Maresca è musica viva e pulsante, in continuo movimento e solo apparentemente disarmonica. In estrema sintesi uno “sporco” equilibrio, poco comodo e proprio per questo così avvolgente.