ITA metalwave.it, Andrea Wolverine (jun.2015)

Di cinque tracce si compone “Infanticide” l’ultima creatura strumentale dei Sudoku Killer quartetto al tempo fondato dalla contrabbassista Caterina Palazzi con un sound di matrice prevalentemente jazzistica mista a psichedelia, grunge e noise dall’effetto straordinariamente artistico e compositivo. Il lavoro proposto in cinque lunghi brani, è in grado di penetrare immediatamente nella mente di chiunque grazie all’anomala alternanza dei suoni proposti che spaziano, a tratti, al limite dell’isterismo e a tratti in contesti quasi malinconici che si contestualizzano in un uso degli strumenti quasi in maniera inappropriata ma con un esito assolutamente avvincente; ed è proprio questa la carta vincente del gruppo. Il titolo “Infanticide” vuole stare ad intendere una sorta di visione infantile che si manifesta nel mondo, ovvero il fatto che i buoni vincono e i cattivi trovano la peggio nella sconfitta. Il primo dei cinque brani dal titolo “Sudoku Killer” parte con un urlo degno del grind più ignorante per poi dare spazio a sonorità fusion jazz dai tratti psichedelici che si alternano con un uso quasi smisurato di aggressività strumentale assolutamente affascinante; prosegue il viaggio nella follia con “Hitori” altro lunghissimo brano dall’intro che tende quasi a voler interpretare la colonna sonora di un vecchio film in bianco e nero poi recisa dall’arrivo di un sound in sax e chitarra dai tratti piacevoli ma nello stesso tempo insito di improvvise deviazioni dai tratti sporche, folli, quasi al limite della perversione; “Nurikabe” dall’andatura quasi silenziosa procede in punta di piedi con un singolare sottofondo in contrabbasso invaso da note dai tratti quasi seducenti realizzati dall’ottimo sax; continua l’esplorazione sonora con “Futoshiki”, altro lungo brano di matrice jazz squisitamente “inquinato” da sonorità dai tratti progressive psichedelico perfette. Conclude l’opera “Masyu” con un intro in batteria convincente che fa da apripista a un motivo rock quasi in modalità noise che si alterna tra momenti rilassanti a momenti di creatività strumentale assolutamente brillanti. Il lavoro risulta incredibilmente accattivante grazie all’insieme delle influenze musicali percepibili nel suo interno e all’estro di tutti i soggetti coinvolti; l’artista non ha paura di osare e lo fa, in maniera audace, unitamente agli altri componenti della band, concretizzando questo lavoro in un’opera veramente spettacolare pregna anche di sensazionali venature artistiche, ottimamente congegnate che non può mancare tra la vostra collezione di dischi.