ITA MuroMag, Matteo Montanari (jan.2012)

Sei seduto in un localino fumoso ad ascoltare improvvisazione jazz fatta smanettando le corde di un piano con un righello, e aspetti che il cantante dalla voce ruvida salga sul palco.
no aspetta..i localini fumosi non esistono più. Ok, non sei nel localino fumoso, sei al pc e ti arriva un disco da recensire. Subsonica rivisti. Jazz. Non sarà uno di quei merdosi e improbabili remix di canzoni famose? Pare proprio di no. I Barber Mouse, trio torinese sperimentatore, non solo vincono la sfida che consiste nel riadattare in chiave jazz acustica pezzi che sono storia, come Disco Labirinto. Vanno oltre, e creano qualcosa che non è più “subsonica”, non è solo un vestire le melodie dei compaesani con altri panni. Il lavoro è talmente interessante che lo stesso Samuel Romano, leader dei Subsonica, va a rifargli le vocals dei pezzi. Romano non è mica uno che si abbassa con i primi che passano, è un pezzaccio grosso. È anche appena uscito il suo libro che parla di scopate, Rimini e MDMA. È quindi lui a salire sul palco mentre i Barber Mouse suonano (utilizzando un pò tutto quel che hanno a portata di mano) per cantarci, con quella sua voce, una versione strappalacrime di Incantevole tutta vibrazioni. Oppure scaldarci con ansimazioni psichedeliche in un’Abitudine rivoltata e trasformata in un dolce e lento sogno. Quasi si fatica a decidere tra l’originale Amantide e la sua corrispettiva BarberMousizzata. Ottimo esperimento, da ascoltare la sera tardi quando non avete sonno. E tutti i localini fumosi sono chiusi.