ITA music.it, Giulia Massarelli (apr.2019)

Chiudere gli occhi e ritrovarsi circondati da alberi dalle folte foglie, bagnate da una fresca rugiada mattutina. Un viaggio esistenziale quello di “Magic Forest”, terzo album dei Satoyama prodotto in studio, uscito per Auand Records. Satoyama, un quartetto di Ivrea attivo dal 2012, dalle mille sfumature, dalle diverse culture musicali, unito da uno stesso sogno. Non è soltanto quello della musica, ma anche quello di una riconciliazione con la natura. Sensibile alle catastrofi ambientali, “Magic Forest” è un liberarsi dalla frenesia quotidiana per prendere coscienza di quello che sta accadendo sotto i nostri occhi: è la natura che chiama e che minaccia di scomparire. Impossibile rimanere indifferenti ad un problema come quello ecologico, ora più che mai. Avere la sensazione di attraversare un ponte, che conduce direttamente nella foresta, percepire la consistenza dell’acqua sotto di noi, il fruscio delle foglie, il richiamo degli uccelli e di tutti quegli animali che, meglio di noi, sanno già cosa riserva il futuro. Prendersi per mano e lasciarsi condurre nel cuore della verità, tutto ciò che potrebbe essere un semplice e passeggero sogno è una dura e paurosa realtà. Un allarme, una presa di coscienza, entrare in “Magic Forest” e sedersi su di un sasso, ammirare la natura, sentirne il profumo, lasciarsi sfiorare dal vento, osservare lo scorrere incessante dell’acqua e assaporarne la freschezza. Scende una lacrima, accarezza il viso, il viaggio non è ancora finito.
Trasversali raggi di luce penetrano nella foresta incantata, tutto è ancora possibile. Un soffio di speranza fa vibrare le verdi foglie, la corrente del ruscello che costeggia la foresta è lieve. L’inverno sembra non finire, l’oscurità domina. I Satoyama ci conducono nel cuore della foresta, per ammirare la bellezza, l’essenza stessa della nostra vita, la verità. “Magic Forest” è un’esplosione di colori e di sensazioni. Impossibile definire con un’unica etichetta la musica dei Satoyama, è la diversità a rendere unico questo loro album. Una fusione di generi e influenze musicali hanno caratterizzato l’album: musica classica, musiche tradizionali di alcuni paesi d’Africa, musica psichedelica, il rock e qualche sfumatura di punk. Inoltre, non si può nascondere l’evidente presenza del jazz, che influenzata la band, soprattutto nelle sue declinazioni europee più cameristiche e introspettive. La title track “Magic Forest” chiude l’album e sembra portare con sé un messaggio di speranza; un velo di ottimismo fuoriesce dal lungo inverno trascorso nella magica foresta. Abbiamo toccato la bellezza, ascoltato la verità. Il viaggio condotto dai Satoyama si conclude con un soffio di malinconia che sorvola sulle ultime note. La speranza non vuole morire ma, per risolvere un problema tanto grande che coinvolge ognuno di noi, dobbiamo prima di tutto cambiare noi stessi.