ITA Musica Jazz, Alberto Bazzurro (oct.2017)

Nuova veste, in trio, per Quilibrì, il cui perno, anche compositivo, rimane il sassofonista (qui solo soprano, là anche contralto) del quartetto di Franco D’Andrea, al quale ultimo si deve non a caso l’unico degli undici temi non firmato appunto da Ayassot, Dancing Colors, da cui il disco prende le mosse.
Si prosegue quindi con i dieci brani del sassofonista, in cui spicca l’impianto eminentemente corale dell’album, la sua spigliatezza (non senza momenti più cogitabondi, ovviamente, specie allorché a guidare le operazioni è la chitarra classica di Degani), le sonorità appuntite, a tratti nervose, generate in primis proprio dal soprano, con quel suono squittente, lievemente slabbrato, che ne contraddistingue il procedere.
Un potenziale limite del disco, se vogliamo, può risiedere in una certa sua monoliticità climatica, peraltro abilmente elusa allorché, in prologhi e fugaci intermezzi, sono i singoli a condurre le danze. Rivoltando la frittata, del resto, proprio quella stessa monoliticità è anche il segno distintivo di una coerenza, di una chiarezza d’intenti che il trio persegue con pervicacia e ammirevole unità d’intenti fra i suoi membri. Un gruppo vero, in altre parole, che saprà nuovamente dire la sua con convinzione.