ITA Musica Jazz, Alceste Ayroldi (apr.2020)

Chi sia Scandroglio l’abbiamo scoperto nell’intervista pubblicata sullo scorso numero. Il giovane contrabbassista ha affiancato e affianca diversi big italiani e oggi lo si scopre anche un compositore sopraffino, capace di mantenersi legato alla tradizione, senza abbarbicarsi: tutt’altro. Guarda affascinato alle sonorità più moderne, a cavallo tra l’incalzante sound nordeuropeo, aprendo ampie finestre nello spazio statunitense più godurioso. Così, grazie alla puntuale chitarra di Wilson e la tromba svettante di Mehari condivide da subito il suo pensiero musicale in Noah. L’apertura del brano eponimo è narrativa, intonata da note classico-contemporanee sapientemente costruite da Lanzoni, prima di dare fiato a passaggi esplosivi, sottobraccio ad armonizzazione apparentemente miti. Il trombettista del Missouri fa squadra ora con l’alto di Tino, ora con quello di Richardson, raddoppiando le proposizioni verbali architettate da Scandroglio. Con il primo dà voce ai ritmi da battaglia di Bernard War, con il secondo concepisce uno scambio inframezzato dalle pennellate di Wilson, dalla assolutamente perfetta scansione metrica di Guerra e dal suono rotondo e ficcante dello stesso leader. Lanzoni tiene banco con la bruna introduzione di Disappearing Part II, gestendo il suo tocco perfetto e sinuoso per schiudere le porte all’altalena ritmica gestita con arguzia da Guerra e rinvigorita dal leader, alla quale fa da contraltare un passo più lento, meditabondo. Un disco tanto maturo quanto sconcertante, vista la carta d’identità di Michelangelo Scandroglio; tra i pochi che non sono costretti ad attingere al sacro Rea[ Book per farsi venire delle buone idee.