ITA Musica Jazz, Enzo Boddi (feb.2019)

Al pari di poche altre formazioni collocabili nell’ambito jazzistico, Hobby Horse riesce a infrangere canoni e spiazzare l’ascoltatore, “provocandolo” anche attraverso riferimenti altri e un uso funzionale dell’elettronica. Lo si evince già dall’ascolto del brano eponimo, la cui struttura ritmica viene sapientemente fratturata, e di The Go Round, firmato da Rehmer e Tamborrino con Alessandro Bosetti, costruito su una serrata figura ritmica e suggellato da uno stralunato recitativo.
Già presente in Helm, il clarinetto basso disegna figurazioni sinuose su Cascade (richiamando per certi versi Jimmy Giuffre), mentre è un tenore dagli echi vagamente redmaniani ad animare Buckle, brano articolato e dal respiro ritmico dilatato, interrotto da un’armonizzazione vocale e completato da sussulti ritmici su un fondale elettronico.
Intrecci vocali e clarinetto in Si bemolle ricreano il clima surreale di Born Again Cretin di Robert Wyatt prima di una lunga sequenza elettronica: introdotta da Amundsen, approda a Evidently Chickentown, squarciata da un recitativo corale dai connotati ritmici incalzanti, su versi di John Cooper Clarke, poeta legato al movimento punk. Ne scaturisce un loop ripetitivo, ipnotico. Riferimento alla poetica di Brian Eno? Simbolica allusione all’annullamento dei generi?

Disco del Mese