ITA Musica Jazz, Gigi Sabelli (jul.2009)

Nonostante la presenza di una chitarra elettrica e ben due percussionisti, questo disco si caratterizza per dinamiche dimesse e per uno stile evocativo e un po’ trasognato. In effetti il timbro flebile, la pronuncia talvolta soffiata di Ayassot (che ha alle spalle più di dieci anni nel quartetto di Franco D’Andrea) sembra integrarsi perfettamente a una musica piovigginosa e dal lontano richiamo bucolico, benchè (ci dicono le note di copertina) sia stata registrata mentre al di fuori dello studio infuriava l’alluvione della Val Pellice.
Oltre al sax e alla spinta lignea di contrabbasso e percussioni, il disco dà ampio spazio a Lipp (qualcuno lo ricorderà nei gruppi di Actis Dato), che contribuisce a conferire al disco un sapore ricercato con dense armonizzazioni e che determina labirinti anodini e atmosfere incantate. Le soluzioni melodiche, sempre molto enfatizzate, si sviluppano attraverso una musica che costruisce i temi e i pezzi lungo un percorso in cui via via si definiscono forma, ritmo e consistenza. In effetti ogni esecuzione si snoda lungo una sommatoria che raccoglie il suono del quintetto lungo una nitida progressione in divenire.