ITA Musica Jazz, Libero Farnè (may.2017)

Per aver dato ormai da anni voce a tanti gruppi notevoli, soprattutto italiani e giovani, dalla meritoria Auand ci si aspetta sempre molto, forse troppo. Negli ultimi anni, tuttavia, l’etichetta di Bisceglie sembra battere anche i meno audaci sentieri di un jazz che tutto sommato rimastica lo spirito – se non sempre i modi – del mainstream, alla ricerca di un corretto equilibrio, di una pacatezza appagante. Si potrà sostenere che questa è una delle tendenze attuali e che merita quindi di essere documentata. Ma è altrettanto vero che esistono anche proposte creativamente più pregnanti e attuali, anche se talvolta acerbe, sulle quali varrebbe la pena soffermarsi. “Stopping” appartiene dunque a quella matura e propositiva corrente vagamente mainstream. Accettato questo, del disco si può dire tutto il bene possibile: è infatti apprezzabile il motivato interplay all’interno del trio e l’andamento del percorso musicale viene cadenzato da un fluido e coinvolgente svolgimento. Soprattutto è indubbia la capacità di affrontare, a volte stravolgendolo moderatamente e altre accarezzandolo in modo languido, un repertorio assai ben selezionato, che comprende tre brani di Carla Bley a fianco di Cole Porter, Monk, Motian, fino a includere Una Muy Bonita di Coleman.