ITA musiccoasttocoast.it, Dario Menna (jun.2016)

Non mi è noto se Banaba, il titolo del nuovo disco di Marco Messina e Mirko Signorile prenda nome dalla pianta asiatica dalle plurime proprietà o dalla remota Isola di Banaba sita nell’Oceano Pacifico.
Quello che so per certo, però, è che questo album riesce a portar anche più lontano, con la mente.
Cade sotto la desinenza “Electro-jazz” questo disco, benché il binomio sia di fatto più fedele al concetto duale del progetto, che il nome ben scandisce: “Messina/Signorile”.
È palpabile con mano che più che una fusione di generi, sia un vero e proprio incontro fra due mondi; quello “electro” del veterano ed attivissimo Marco Messina (99 Posse, Elem e fondatore della Mousikelab assieme ai colleghi Retina.it) e quello “jazz” del pianista Mirko Signorile (“Best Jazz Act” Italian Jazz Awards 2010, session man per Rava, Fresu, Liebman e ben sette album alle spalle).
Siamo al limite fra songs e soundtrack in questo disco, in cui ogni istante, ogni parte, sa suscitare all’ascoltatore determinate emozioni, che sfociano di volta in volta in umori nuovi, come bene accompagnerebbe l’orchestrazione ad un film; ecco così che vien lasciato spazio all’ascoltatore di vagar via.
Banaba è un album contemporaneo e metropolitano (attenzione: l’accezione è quella da “skyscraper” e “rooftop” più che da “street”) che porta con se stati d’animo forti e spesso nostalgici, senza mai aver la pretesa di questa missione.
Il sodalizio musicale trova forma dominante in armonie di classica contemporanea (mai prettamente di genere) che ben sposano la scelta di tempi ritmici decisi su bpm lenti.
Lo spin è assicurato dagli interventi di matrice jazz che, mai eccessivi, mantengono anche la loro caratteristica naturale di playing ed improvvisazione e che riescono a donare un ascolto peculiare nell’evolversi delle tracce. Altresì si può dire della varietà di interventi effettuata sull’intero arco del disco, traccia per traccia: la fase di post-produzione è chiave di volta per abbracciare l’album.
Essa rivela la meticolosità e lo sguardo attento dei due autori, volto alla cura ed al suggellare il contenuto musicale proposto: il filtraggio della sezione di archi, delay e riverberi giocati attivamente e non come semplice soluzione d’ambiente sono, ad esempio, un ricco apporto che dona molte sfaccettature all’ascolto, valorizzando il contenuto proposto.
Il dialogo fra i due artisti è instaurato nelle strutture dei brani e negli interventi effettuati sugli stessi, dove la rigidità dell’elettronica operata sa mallearsi in virtù di sospesi ed inserti non ricorrenti e, viceversa, la componente performata sa accompagnare e riproporre la ripetizione e la scrittura in un modo unico, tanto da esaltarne i passaggi.
Le “argomentazioni” del dialogo fra i due artisti si intravedono, invece, nell’alternanza fra i brani.
Talvolta le armonie caratterizzano in modo predominante descrivendo gli “scenario”, talaltra i beats e le basslines si impongono, sottolineando richiami di genere. In questo modo è possibile decifrare la personalità messa in gioco che trova puntualmente corpo unico, nel loro sommarsi, in un sound definito e vertice d’intento degli artisti.
Leggero, delicato ma tenace al tempo stesso, Banaba può regalare un turbinio di emozioni.
Durante l’ascolto mi son saltati alla mente contesti musicali come quelli dei poliedrici Enigma, ma, credo davvero sia più facile immaginare accostamenti a movie soundtracks che ad artisti affini.
Ad esempio la traccia Seven Clan potrebbe facilmente essere inserita come colonna sonora a film come The Snatch o uno dei vari Ocean’s; nessuna eccezione neppure per la dolce Iblis, momento di potenziale amarcord del disco per chi segue Messina nella posse dai tempi della presenza di Maria “Meg” Di Donna nel progetto.
Anticipato dalla release dei singoli Breathing, e Dust (e disponibile nei negozi dal 6 Maggio scorso), Banaba vanta presenze collaborative di tutto rispetto, come l’artista e poetessa Ursula Rucker ( The return to Innocence lost – The Roots, per citare), Erica Mou, il connazionale trombettista jazz Paolo Fresu (con la quale Signorile ha collaborato durante la sua carriera), il rapper newyorkese Black Cracker ed i brillanti Vertere String Quartet -formazione d’archi pugliese presenti in pianta stabile nel disco- la quale traccia armonica è chiave fondamentale nell’intero costrutto del disco.