ITA musicistanonimo.blogspot.it, Alex Marenga (jul.2020)

Frank Martino è uno dei protagonisti più innovativi della nuova scena italiana del jazz e dintorni.
Chitarrista, ma poi di fatto anche abile manipolatore di congegni e apparati sonori elettronici, è fra coloro che hanno compreso il paradigma al centro della contemporaneità, ovvero il rapporto fra uomo e tecnologia che si ribalta in tutte le espressioni quotidiane, cultura e musica incluse.
Il suo approccio musicale tende a rappresentare un passo avanti in territori inediti già a partire dallo strumento che ha adottato, la chitarra ad 8 corde, che gli consente un lessico espressivo più ampio.
Ma anche l’uso dell’effettistica sullo strumento e il bagaglio lessicale che mette in campo risente di ascolti contaminati da varie declinazioni sonore dall’elettronica idm al “jazz fusion” più sperimentale di Frisell e Holdsworth.
Come oggi spesso avviene il disco cristallizza un determinato momento nel quale un artista comunica con il pubblico ma il mosaico di frammenti sui social e su youtube ci danno una visione ancora più esauriente delle sue capacità.
E in questo quadro complesso di elementi sonori e visivi si ricostruiscono le declinazioni sonore di Frank, capace di incursioni importanti nel campo elettronico sembra abbia molta dimestichezza, a giudicare dalle sue improvvisazioni con i loop e i synth e dall’aver riproposto “Magnificent Stumble v2” un brano di Aaron Funk (alias Venetian Snares) uno dei massimi esponenti del “drill and bass” sperimentale in cui con la chitarra rilegge il complesso intreccio di bassline.
Quindi un background che lo rende capace di incursioni nel breakbeat, nel glitch e nell’ambient come dimostrano gli ottimi prodotti targati come “YLYNE”.
Ma le nuove direzioni del jazz internazionale vanno verso un’integrazione sempre maggiore fra i linguaggi della contemporaneità come dovrebbe aver insegnato a tutti Miles Davis dopo “Bitches Brew”.
“Ego Boost” pubblicato dalla prolifica Auand Records ci propone una serie di brani originali che se da un lato sono ancorati ad alcuni elementi formali del jazz dall’altra cercano di scardinarne alcune formule.
Sicuramente la presenza del sassofono di Massimiliano Milesi tende a mantenere il timone sonoro del progetto attorno al lessico jazzistico ma le direzioni possibili indicate dal lavoro sono molteplici.
Il disco si apre con “5443” brano che mette subito in scena una scrittura complessa e ritmicamente intricata, capace di articolazioni e variazioni articolate, fra Zappa e Zorn.
Anche “Raving with the Cats” si presenta con un ostinato asimmetrico sul quale si dipana un tema di sax, il brano si sviluppa su una costruzione compositiva complessa sulla quale i soli si sviluppano incastrati nella scrittura senza essere mai autoreferenziali.
“Split the Brain” è una ballad quasi breckeriana mentre “Fring” è ritmicamente più serrata ed è una traccia con un tema cromatico unisono classico di chitarra e sax. Entrambe si muovono entrambe su strutture più vicine alla tradizione jazz-fusion.
“Bruno Wasp” è un brano sincopato dall’andatura funk con una costruzione intrecciata mentre “Gravy Train” e “Trees of Silence and Fire” sono gli episodi che mettono più in evidenza le qualità chitarristiche ed elettroniche dell’autore oltre la sua abilità nella scrittura con la sua attenzione per le figurazioni ritmiche asimmetriche e le armonie spigolose.
Il disco mostra un Frank Martino parsimonioso nella disposizione degli assoli all’interno dei brani, sempre molto calibrati evitano inutili virtuosismi, mostrano un autore attento alla scrittura e alle possibili contaminazioni fra i materiali sonori che manipola. Un disco che si fa senza dubbio notare e che si pone fra le migliori produzioni internazionali di jazz contaminato di questo surreale 2020.