ITA musicistanonimo.blogspot.it, Emanuele Cinelli (jul.2020)

“Scarlet” è il nuovo album pubblicato con Auand Records dal chitarrista Stefano Coppari, con Nico Tangherlini al pianoforte, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Jacopo Ausili alla batteria.
Parlando della band Coppari ci confida che … «Ognuno ha apportato idee, arrangiamenti e stimoli su cui poi abbiamo potuto costruire un suono, in un percorso che ci ha portato a vivere questi brani e l’idea di band in modo molto efficace e produttivo ».
L’unico brano non originale del disco è proprio quello che ha segnato la loro svolta, “La Mouffe”.
«Per partecipare all’International Jazz Festival Johnny Raducanu, abbiamo voluto arrangiare un brano del compositore omonimo. Mentre lo provavamo ci siamo accorti che stava nascendo un suono di gruppo, una sensazione difficile da spiegare, ma eravamo molto eccitati da questa cosa. È stato un momento molto illuminante, che ci ha permesso di credere nella direzione musicale in cui stavamo andando».
Il nuovo disco di Stefano Coppari & Co. rientra in quella categorie che io chiamo dal “SILENZIO”.
Mi spiego… Spesso negli album, soprattutto in quelli dei chitarristi, sento un fare musica strettamente legato al proprio strumento, alle possibilità che offre, estensione, timbro, effetti e tutto il corredo che ne viene. La ricerca e vivisezione dello strumento fanno comunque parte di una crescita artistica, ma spesso alcuni musicisti trascurano i contenuti. Questa mancanza di equilibrio e l’ossessione di riempire tutti gli spazi col maggior numero di note possibile cancellano quel poco di buono che invece andava valorizzato.
Coppari e la sua crew sono esperti navigatori del mondo sonoro, tutti si adoperano per sostenere e lascia vibrare questo fatidico equilibrio, tra armonia e melodia, tra contemporaneo ed estemporaneo, guidandoci in contesti sensoriali che si possono sfiorare solo con lo spirito di condivisione.
Come dicevo in questo album sento molto la presenza del Silenzio, come se ogni suono emerge dal nulla e nel nulla sprofonda.
Il Silenzio visto come un foglio bianco da scrivere o dipingere, o semplicemente da contemplare.
I brani si susseguono come in una lunga suit, ben distinti ma comunque connessi.
«“Scarlet” può facilmente diventare “Scar Let”, sfruttando il verbo “To Let” (lasciare, permettere) e il sostantivo “Scar” (cicatrice), il titolo suggerisce anche un lasciarsi cicatrizzare, un lasciarsi curare attraverso la musica. E come sia possibile farlo attraverso le nostre passioni, le persone e i luoghi che amiamo e che permettono di rimarginare le nostre ferite».
La duplice interpretazione dei titoli non è un semplice gioco di parole ma più una dichiarazione di intenti, un modo per dire che ognuno lo può ascoltare a modo suo.
Scomporlo e ricomporlo secondo le varianti del proprio stato d’animo.
Anche i singoli musicisti sembrano giocare in questo modo, ognuno si concede lunghe pause e quando decide di partecipare lo fa con naturale integrazione. A volte qualcuno inizia una frase e qualcun altro la termina.
Anche nell’ improvvisazione vengono inserite micro pause di riflessione e contemplazione, aumentando e sciogliendo l’intreccio di tensioni.
In conclusione l’album si presenta come un “Armonico Paesaggio Sonoro”, dove si può decidere di peregrinare o sedersi e meditare, dove il Silenzio si tinge con l’arcobaleno dei colori dell’animo e il tempo si annulla lasciando il posto all’ immaginazione.